L’ultimo messaggio di Ser Robert Baden Powell agli Esploratori (Scoutismo per ragazzi) è stato: «Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato».

Nell’ambito del programma generale delle iniziative a vantaggio dei consumatori della Regione Lazio, denominato “Regione Lazio per il cittadino consumatore VI”, Assoconfam aps e Asso.Cons Italia hanno sviluppato un progetto che ha come obiettivo la sensibilizzazione del consumatore in merito alla sostenibilità ambientale.

La sostenibilità ambientale è, attualmente, uno degli argomenti di maggiore interesse per la Commissione Europea, la quale si è prefissata di arrivare nell’anno 2050 ad essere il primo continente ad impatto climatico zero. Il New Green Deal ha lanciato, dunque, un’importante sfida che sancirà, a grandi linee, una riduzione nell’emissione di biossido di carbonio e l’eliminazione di quello già prodotto.

Se è vero che economia ed ecologia devono lavorare insieme per camminare in questa direzione o meglio, collaborare per limitare i danni già causati all’ambiente e all’ecosistema, le misure adottate dai governi sembrano inadeguate se non vengono supportate da una “formazione” e sensibilizzazione che parte dal basso. La riduzione degli imballaggi inutili e la limitazione dello spreco, per esempio, sono una delle iniziative messe in campo da molte aziende virtuose che, però, non trovano sempre una risposta adeguata nell’utenza.

Basta andare in un supermercato e osservare uno scaffale per rendersi conto della quantità enorme di imballaggi inutili e dannosi per l’ambiente (perché non riciclabili) che sono presenti. Il packaging ecologico, come indica il suo nome, è quel packaging che prevede l’uso di materiali riciclabili e biodegradabili, ossia un packaging ottenuto grazie a metodi di produzione con basso impatto ambientale ed efficienti dal punto di vista energetico. Ma quanti utenti effettivamente piuttosto che puntare sulla comodità ed acquistare la confezione di ortaggi già lavati, tagliati ed imbustati, scelgono la busta bio al supermercato?

In quest’ottica il progetto “TuteliAmo l’Ambiente” mette in campo una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione, informazione e formazione sui temi del riciclo e riuso, degli imballaggi sostenibili, della raccolta differenziata.

Tra le attività in cantiere:

Il progetto durerà fino a settembre 2021, mese nel quale si concluderà il progetto con un convegno durante la quale si metteranno a fuoco i temi principali, si forniranno i dati dell’indagine conoscitiva e si premierà il vincitore del photo contest.

È disponibile il sito del progetto www.tuteliamolambiente.it dove potrete trovare tutte le informazioni del progetto: gli articoli di approfondimento, i calendari degli eventi, il questionario e il regolamento del contest fotografico. Per chiedere informazioni è possibile scrivere a tuteliamolambiente@assoconfam.it

Ci è servito un brutto scossone per capire che i servizi digitali non sono una mera risorsa, piuttosto un diritto da garantire a tutti i cittadini, studenti, insegnanti e lavoratori.

Smart-working e didattica on-line, fino a qualche mese fa, erano pura fantascienza.

Finalmente, sfruttando i finanziamenti europei, il Ministero dello Sviluppo Economico ha tracciato le linee guida per poter richiedere l’agevolazione per l’acquisto di dispositivi elettronici e, soprattutto, per poter accedere ai servizi internet. Sono previsti fino a 500 euro per le famiglie e fino a 2000 euro per le imprese.

Purtroppo però, rispetto agli altri bonus, in questo caso, l’utente non potrà richiedere direttamente il voucher. Infratel, società demandata a gestire le domande, riceverà le richieste direttamente dagli operatori di TLC che si occuperanno di verificare i requisiti.

Per beneficiare del bonus da 500 euro è necessario avere un reddito ISEE non superiore ai 20.000 euro annui. Invece è previsto un bonus di 200 euro per le famiglie con reddito ISEE fino a 50.000 euro.

Sinceramente, pensiamo che affidare la digitalizzazione direttamente agli operatori non sia una scelta molto azzeccata.

Pronti, dunque, ad essere bombardati da offerte per l’acquisto di offerte Internet casa, con pc o tablet forniti dagli stessi operatori.

Probabilmente, il bonus pc-internet non basterà a colmare la distanza tra chi è già servito da servizi internet e chi non ha nemmeno la linea fissa . Questi ultimi si vedranno negata, ancora una volta, la possibilità di acquistare il pc o il tablet per impossibilità di accedere all’offerta per mancanza di copertura. Per non parlare di chi è servito ancora da linee obsolete in rame che, in funzione del bonus, proveranno comunque ad attivare le nuove proposte a banda larga, ma, purtroppo, inevitabili saranno i disservizi.

La nostra previsione non è delle più felici, molti saranno i reclami ed inevitabili  le incomprensioni tra consumatori ed operatori. Speriamo di sbagliarci.

La materia dei rimborsi nel caso di cancellazione di viaggi o eventi causa COVID è forse quella che più di ogni altra sta vedendo continue modifiche ed interpretazioni.

Proprio per questo, dobbiamo stare molto attenti.

Innanzitutto è necessario chiarire che le nuove disposizioni si applicano solo per le cancellazioni determinate dall’epidemia da Covid-19 e che il “voucher” proposto dall’agenzia a causa della cancellazione da parte di operatori di viaggi, crociere e, in generale, pacchetti turistici o eventi non richiede l’accettazione del consumatore.

Perciò, il consumatore si vedrà rimborsato il prezzo del servizio in voucher con validità di 18 mesi dall’emissione. Decorso tale termine, in luogo del voucher non usufruito, è corrisposto entro quattordici giorni dalla scadenza il rimborso dell’importo versato. Lo stesso vale nel caso in cui il consumatore sia impossibilitato a partire o a partecipare ad un evento a causa di un provvedimento dell’autorità o perché si trova in quarantena. In tal caso, però, è necessario comunicare la propria impossibilità entro 30 giorni dalla cessazione della causa impeditiva.

Attenzione, perché se la rinuncia è volontaria e non determinata da provvedimenti restrittivi delle autorità, non si ha diritto al rimborso. Anzi, l’eventuale recesso sarà regolato dalle condizioni contrattuali accettate al momento dell’acquisto e il viaggiatore sarà tenuto al pagamento di penali se previste.

Una ulteriore attenzione va ai voucher emessi in relazione ai contratti di trasporto aereo, ferroviario, marittimo, nelle acque interne o terrestre, in quanto il rimborso non è automatico e deve essere richiesto sei mesi prima della scadenza.

Invece, per i pacchetti turistici sappiate che è facoltà dell’operatore proporre pacchetti sostitutivi in luogo di voucher o rimborsi e che se avete pagato solo un acconto non siete obbligati a saldare il costo totale del pacchetto, ma potete pretendere un voucher di importo corrispondente all’acconto versato.

Per quanto riguarda gli eventi culturali, ricordate che per ottenere il voucher bisogna presentare apposita istanza di rimborso al soggetto organizzatore allegando il relativo titolo di acquisto entro 30 giorni dall’impossibilità sopravvenuta o cancellazione. Invece, per i concerti di musica leggera gli organizzatori procederanno automaticamente al rimborso in caso di impossibilità di rinvio ad altra data.

Anche per i viaggi di istruzione è previsto il rimborso o emissione di un voucher con validità di 18 mesi. Tuttavia, quando il viaggio o l’iniziativa di istruzione riguarda la scuola dell’infanzia o le classi terminali della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, dovrà essere corrisposto il rimborso con restituzione della somma versata.

Il Decreto Rilancio, tra le altre cose, prevede il rimborso del sessanta percento della spesa sostenuta, comunque non superiore a cinquecento euro, per l’acquisto di mezzi di trasporto ecosostenibili. Stiamo parlando di biciclette sia tradizionali che a pedalata assistita, handbike, monopattini, hoverboard ed altri beni principalmente a propulsione elettrica con esclusione delle autovetture. La misura si estende anche all’acquisto di servizi di sharing mobility, ad es. bike sharing. Il buono mobilità può essere chiesto fino al 31 dicembre 2020 e dal 2021 può farne richiesta solo chi rottama un veicolo vetusto. Per usufruire del buono ci sono due strade. La prima è quella di accedere al portale del Ministero dell’ambiente tramite sito (www.minambiente.it)  o App con le proprie credenziali SPID e compilare l’istanza online allegando la fattura o lo scontrino giustificativo della spesa sostenuta per l’acquisto del bene ecosostenibile.

La seconda è quella di generare direttamente sul portale web del Ministero un buono digitale da presentare al negoziante autorizzato. Niente di più semplice. Ma  veniamo alle note dolenti. Ad oggi, sono migliaia le domande di bonus pervenute presso il ministero e la preoccupazione è quella di non poter soddisfare la richiesta. Qualcuno pensa addirittura ad un iniquo clik day. Inoltre, non tutti possono beneficiare del buono. Sono esclusi, infatti, tutti gli abitanti residenti nei comuni sotto i 50.000 abitanti. In altre parole, noi cittadini del golfo e dintorni non possiamo usufruire di questa agevolazione. Siamo alle solite. Un’altra occasione sprecata. Come Asso.Cons.Italia pensiamo che la misura vada estesa a tutti i comuni e presenteremo anche in Regione istanze in tal senso. Perché agevolare la eco-mobilità nei comuni più piccoli, montani e isolani significa dare più valore alla vita e più qualità al turismo.

Non potevamo non parlarvi del reddito di cittadinanza, sussidio destinato alla fascia di popolazione sprovvista di reddito o con reddito molto basso, che verrà erogato dal primo aprile 2019 per diciotto mesi con possibilità di rinnovo su domanda che può essere presentata dal 6 marzo 2019. Vediamo subito quali sono i requisiti. Possono usufruire di tale misura i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari, con premesso di soggiorno di lungo periodo, con residenza in Italia da almeno dieci anni di cui gli ultimi due in via continuativa. Dal punto di vista economico, il proprio valore ISEE deve essere inferiore a  9.360 euro con un patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non superiore a 30.000 euro e con disponibilità finanziarie non superiori a 6.000 euro, aumentate di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare e che può arrivare fino a 20.000 per le famiglie con persone disabili. Il proprio reddito familiare deve essere inferiore a 6.000 euro annui elevato a 9.360 euro nei casi in cui il nucleo familiare risieda in una abitazione in affitto. È escluso l’accesso al beneficio se un componente del nucleo familiare si è dimesso volontariamente dal proprio lavoro nei 12 mesi antecedenti la richiesta, se  negli ultimi due anni avete acquistato un’automobile superiore a 1.600 cc di cilindrata oppure una moto oltre i 250 cc o un’imbarcazione. È escluso anche chi è in carcere e chi è ricoverato in una struttura sanitaria pubblica. Visti i requisiti reddituali, veniamo al funzionamento pratico. Il reddito di cittadinanza è volto a garantire l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale, pertanto, una volta ammessi al sussidio, il Centro per l’Impiego competente territorialmente vi chiederà l’immediata disponibilità a lavorare o a seguire percorsi formativi. Una eventuale offerta di lavoro non può essere rifiutata per più di due volte, pena la perdita del beneficio. L’offerta di lavoro potrà essere fatta entro 100 km dalla residenza, la seconda entro 250 km e la terza in tutta Italia. Il reddito sarà erogato attraverso una carta prepagata di Poste italiane e ai suoi beneficiari sono estese le agevolazioni relative alle tariffe elettriche e gas. Ma quanto spetta? In realtà non è semplice calcolare il quantum dovuto. Il reddito di cittadinanza discenderebbe dalla integrazione del reddito familiare moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza volta a determinare un riequilibrio degli standard minimi di vita e di copertura delle spese primarie. Tuttavia, possiamo dirvi che una persona che vive sola avrà fino a 780 euro al mese di reddito di cittadinanza e così in crescendo fino a 1.330 euro al mese per una famiglia composta da due adulti e un figlio maggiorenne o due minorenni. Potete richiedere il reddito di cittadinanza in tre modi: alle Poste Italiane oppure al Caf compilando un apposito modulo. I più tecnologici anche tramite il sito www.redditodicittadinanza.gov.it con accesso a mezzo Spid.

In questo nuovo articolo affrontiamo un tema molto delicato, quello dei seggiolini per bambini. Con la nascita del mio piccolo Enea, come tutti i papà apprensivi di oggi, mi sono messo a cercare, spulciando sul web, tutte le informazioni utili al trasporto dei piccoli in auto. L’esito non è stato dei più felici. Infatti, mi sono imbattuto in notizie tutt’altro che rassicuranti.  L’European Transport Safety Council (ETSC) nel suo ultimo rapporto scrive di 8000 bambini morti negli ultimi 10 anni in Europa per incidenti stradali e indica come causa principale il mancato utilizzo del seggiolino. Noi italiani siamo tra i più indisciplinati nell’uso dei sistemi di sicurezza  per bambini. Un seggiolino su due è montato male e quattro genitori su dieci non lo utilizzano. La legge parla chiaro. I bambini devono viaggiare in auto obbligatoriamente con il seggiolino. Chiunque non fa uso dei dispositivi di ritenuta per bambini, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 80 euro a 323 euro, la decurtazione di 5 punti dalla patente, la sospensione da 15 giorni a 2 mesi in caso di recidiva. I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Attualmente coesistono due normative per l’omologazione: la ECE R44/04 relativa al seggiolino testato soltanto nell’impatto frontale e la UNI R129 (iSize) relativa al seggiolino testato anche negli impatti laterali. Purtroppo, in Italia, è sufficiente che il seggiolino resisti ad un urto, solo frontale, a 50 km/h, per ottenere l’omologazione. Si garantisce così uno standard di sicurezza veramente minimo. Basti pensare che il 90 per cento degli incidenti su strada avvengono a circa 64 km e su impatto laterale, pertanto basterebbe testare i seggiolini su questi dati per coprire la quasi totalità dei casi di incidente. Ad oggi, questi test li effettuano solo in alcuni paesi come la Germania.  Un altro dato allarmante e sempre più presente nelle cronache quotidiane è quello dei bambini deceduti in auto perché abbandonati e dimenticati sul loro seggiolino. Finalmente, anche da noi, è stato approvato alla Camera il disegno di legge che introduce i seggiolini salva bebè con dispositivi acustici che ricorderanno la presenza dei bimbi a bordo. Un segnale luminoso e uno acustico avviseranno i genitori della presenza del bambino in auto anche quando si spegne la macchina, così da evitare che i bimbi vengano dimenticati dentro l’abitacolo. Inoltre, i nuovi modelli di seggiolini per l’auto saranno direttamente forniti di sensori anti-abbandono. Invece, chi ha già acquistato un seggiolino, potrà adeguarlo alla normativa salva-bebè acquistando idonei dispositivi.  Per esempio cuscinetti bluetooth che avvisano il genitore con una notifica sonora sullo smartphone nel caso si allontani lasciando il proprio bambino all’interno dell’abitacolo, oppure dispositivi più semplici che misurando la distanza massima tra genitore e bebè, che se superata, genera un allarme sonoro. Ovviamente la sicurezza ha un prezzo. A volte anche troppo elevato a causa delle speculazioni che le grandi aziende fanno sulle paure di noi genitori. E spesso, i maggiori costi, spese e costrizioni hanno l’effetto contrario di renderci più indisciplinati. Per evitare ciò, il ministro ai Trasporti ha già previsto l’introduzione di una detrazione fino a 200 euro per agevolare le famiglie obbligate all’acquisto di nuovi seggiolini auto. Lo sconto quindi dovrebbe essere introdotto con la Legge di Bilancio 2019, nella forma di detrazione fiscale. Per ulteriori info sul bonus per l’acquisto di seggiolini restate in contatto con Asso.Cons.Italia su Tuttogolfo.it, GeD e sui social.

Buone notizie per i consumatori, soprattutto per quelli più telematici. L’AGCOM ha finalmente definito l’utilizzo del termine “fibra” nelle offerte dei servizi di internet-veloce. La “fibra” è tale solo se arriva direttamente in casa. Ma cosa significa in realtà? Tecnicamente la fibra è una connessione a banda larga su cavi di fibra di vetro che consente di ottenere una velocità di connessione sino a 100 Mbps in download. La rete ADSL, invece, si istalla sulla normale linea telefonica con cavo standard in fili di rame e può arrivare ad un massimo di 20 Mbps in download. La rete ADSL, ad oggi, è la più diffusa, soprattutto nelle nostre zone (golfo e dintorni), vuoi per l’istallazione veloce e semplice su cavo telefonico, vuoi per i costi di attivazione di molto inferiori rispetto alla fibra ottica. Alcuni operatori telefonici, al fine di garantire una maggiore velocità di connessione, hanno implementato i collegamenti sulle centraline raggiungendole con cavi di fibra ottica. Tuttavia, la connessione che poi arriva alle singole utenze resta in cavo di rame. Ed è quest’ultima che viene spacciata per “fibra”. In tal caso, in realtà, siamo in presenza di una connessione mista definita Rete/Fibra. Una volta per tutte, con provvedimento del 13.07.18, l’AGCOM ha definito “fibra” solo ed esclusivamente le connessioni con i cavi in fibra di vetro, a tecnologia Ftth o Fttb, che raggiungono le singole utenze fino all’edificio o fino alla singola unità immobiliare. In tutti gli altri casi, l’infrastruttura che prevede l’utilizzo di fili standard in rame, non è da ritenere “vera fibra” e non potrà essere utilizzato il  termine “fibra” nelle offerte, in quanto “pubblicità ingannevole”. Ora la palla passa agli operatori che dovranno specificare se l’utenza è servita da fibra, fibra su rete mista rame e/o mista radio. Per evitare “fregature” consigliamo di verificare la propria copertura sul sito www.maps.agcom.it e per la verifica delle prestazioni della propria rete fissa consigliamo di scaricare il software Ne.Me.Sys. (Network Measurement System), scaricabile gratuitamente dalla pagina www.misurainternet.it, che consente di verificare la rispondenza dei valori di connessione reali rispetto a quelli promessi dall’operatore da contratto. Nel caso di valori peggiori rispetto a quelli garantiti, il risultato di tale misura costituisce prova di inadempienza contrattuale e può, quindi, essere utilizzato per proporre un reclamo e richiedere il ripristino degli standard minimi garantiti ovvero per esigere il recesso senza costi di disattivazione dal contratto.

In conclusione, possiamo dire che se quella che chiamavamo fibra non è più fibra, allora nel nostro Golfo in realtà siamo ancor più lenti di quello che immaginavamo.

Come sempre, per ulteriori info e consulenze vi aspettiamo a Formia, via Appia lato Napoli 43, tel. 0771324680, mail: assocons.formia@gmail.com.

Nuove misure a sostegno di chi assiste il familiare disabile in Legge 104/92

Segnaliamo una importante novità per i c.d. caregivers familiari. Vi starete chiedendo: ma chi sono i “caregivers”? Il termine caregiver è ovviamente un inglesismo che sta per “colui che assiste”, o meglio, colui che si prende cura di una persona cara, congiunto, disabile non autosufficiente.  Il tema dell’assistenza familiare e delle persone che assistono i propri cari direttamente presso le loro abitazioni è di particolare importanza. Nel nostro paese, infatti, i caregivers sono circa 3,5 milioni di persone, per la maggior parte donne e, molto spesso, costrette ad occuparsi dell’assistenza del proprio familiare disabile in solitudine e con tutte le difficoltà che ne derivano,  vuoi per la mancanza di strutture organizzate, di aiuti economici per l’assunzione di badanti e per la problematicità di far conciliare le esigenze dell’assistito con le proprie incombenze familiari e lavorative. A tutto questo cerca di dare una risposta concreta il pacchetto di misure per i caregivers familiari in discussione al Senato che prevede: bonus disabili di euro 1.900 annui per chi assiste un familiare disabile avente età pari o superiore agli 80 anni in condizione di gravità (L.104/92 art.3 c. 3), a condizione che sia senza reddito o abbia un reddito Isee inferiore ad euro 25mila all’anno e che il proprio stato di famiglia contenga il nominativo dell’assistito; contributi previdenziali figurativi per la pensione; possibilità di richiesta di part-time e telelavoro da casa; riconoscimento della qualifica di caregiver familiare; tutela per le malattie ed assicurazione del caregiver; permessi legge 104; ferie solidali. Il bonus di 1.900 euro sarà erogato in due modalità: detrazione fiscale oppure bonus monetario. La detrazione fiscale consisterà in una riduzione dell’Irpef pari al 19% delle spese sostenute per l’assistenza, fino ad un massimo di 10mila euro annui. Il bonus monetario, consisterà in un contributo monetario, assegno di circa 1.900 euro, erogato dall’Inps ed avente durata di 1 anno. Per ulteriori info e consulenze seguiteci sui social, scriveteci su assocons.formia@gmail.com e/o venite a trovarci a Formia, via Appia lato Napoli 43.