Non sono molti gli artisti che possono vantare la stima di tre Pontefici. Ancora meno quelli che, pur lontani dai grandi atelier della pittura o della scultura monumentale, riuscirono a entrare nelle stanze più riservate del Vaticano grazie alla forza del proprio mestiere. Luigi Costa (1887-1957), maestro vetraio tra i più autorevoli dell’arte sacra italiana del Novecento, fu uno di loro. Le sue opere illuminarono chiese in tutta Italia, ma fu soprattutto il rapporto costruito con la Santa Sede a renderlo una figura singolare nel panorama artistico dell’epoca. La sua storia si focalizza in un momento in cui l’artigianato artistico rappresentava una delle espressioni più alte della cultura italiana. Riuscì a conquistare la fiducia del Vaticano, ricevendo nel corso di quasi trent’anni riconoscimenti che testimoniano una considerazione tutt’altro che rara. Il rapporto con la Santa Sede emerge con particolare evidenza durante il pontificato di Papa Pio XI, Achille Ratti. Tra le opere più significative realizzate dall’artigiano e artista, figura un raffinato paravento in vetro artistico donato al Pontefice, simbolo di una relazione fondata sulla reciproca stima.

Secondo la documentazione conservata dalla famiglia e le testimonianze dell’epoca, Pio XI accolse l’opera con particolare favore, conservandola nella propria biblioteca privata. Successivamente il manufatto entrò a far parte delle collezioni dei Musei Vaticani, dove rappresenta ancora oggi una significativa testimonianza dell’eccellenza raggiunta dall’arte vetraria italiana. L’artista apparteneva a quella generazione di maestri che considerava la vetrata un elemento essenziale per i giochi di luce. L’apprezzamento di Pio XI trovò conferma anche sul piano istituzionale. Nel 1925 Costa fu insignito della Croce Pro Ecclesia et Pontifice, una delle più alte onorificenze pontificie conferite ai laici distintisi per il servizio reso alla Chiesa. Sei anni dopo, nel 1931, lo stesso Pontefice gli conferì il titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Silvestro Papa, tradizionalmente riservato a personalità che si erano particolarmente distinte nel campo delle arti, delle professioni e dell’impegno civile al servizio della Santa Sede. Ricevere tali onorificenze significava essere considerati interlocutori privilegiati della Chiesa. Costa vi entrò grazie alla qualità della propria produzione e a una concezione del lavoro artigianale che univa rigore tecnico, ricerca estetica e profonda sensibilità religiosa. La stima del Vaticano nei suoi confronti non si esaurì con il pontificato di Pio XI. Anche Papa Pio XII confermò l’apprezzamento per il maestro vetraio, insignendolo nel 1954 del titolo di Commendatore Pontificio. È un elemento particolarmente significativo che nell’arco di quasi tre decenni, Costa vide riconosciuto il proprio contributo da due Pontefici diversi. Dietro queste onorificenze vi era un artista che aveva saputo interpretare uno dei linguaggi più complessi dell’arte sacra. Le sue oltre cento opere, disseminate in numerose chiese italiane, raccontano una straordinaria padronanza delle tecniche vetrarie e una profonda conoscenza dell’iconografia cristiana. In un secolo attraversato da profondi cambiamenti artistici e culturali, Costa rimase fedele a una concezione dell’arte come armonia. A distanza di quasi settant’anni dalla sua scomparsa, non possiamo che rimanere affascinati dalla sua bravura.














