Ci sono artisti che hanno contribuito a costruire il volto del Novecento italiano tra questi merita certamente di essere ricordato il Cavaliere Luigi Costa (Mantova, 1887 – Alessandria, 1957), maestro d’arte vetraria e pittore, protagonista di una straordinaria stagione artistica che seppe coniugare la tradizione, innovazione e altissima qualità artigianale. La sua produzione riflette l’evoluzione del gusto italiano della prima metà del Novecento. Nelle opere giovanili prevalgono l’eleganza floreale e le linee sinuose del Liberty, mentre negli anni Venti e Trenta emerge un linguaggio più essenziale e moderno, vicino all’Art Déco, caratterizzato da geometrie rigorose, equilibrio compositivo e raffinati contrasti cromatici. Nato a Mantova nel 1887, Luigi Costa manifestò fin da giovane una naturale inclinazione per il disegno e la pittura. Dopo gli studi alla Scuola d’Arte della sua città, proseguì la formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove assimilò le principali tendenze artistiche del tempo. Fu proprio in quegli anni che maturò la passione per il vetro artistico, intuendo come quella materia, apparentemente fragile, potesse trasformarsi in un mezzo espressivo. Nel 1908 si trasferì ad Alessandria, città che sarebbe diventata la sua casa e il centro della sua attività. Qui, nel 1913, fondò la Luigi Costa Vetrate Artistiche, con sede in via Vochieri 6 e laboratorio su via dell’Erba. Da quella bottega sarebbero uscite centinaia di opere destinate a edifici religiosi, palazzi pubblici e dimore private, contribuendo a diffondere l’eccellenza dell’arte vetraria italiana ben oltre i confini del Piemonte. Costa comprese prima di molti altri che una vetrata non dovesse essere considerata un elemento decorativo. Ogni sua creazione nasceva in funzione dello spazio architettonico che l’avrebbe accolta, studiando il percorso della luce. Le sue finestre istoriate, le porte artistiche, i pannelli decorativi, i paraventi, le lampade e i lampadari diventavano così autentici “dipinti di luce”, capaci di mutare aspetto durante il giorno e di trasformare gli ambienti con continui giochi cromatici. Gran parte della sua attività fu dedicata all’arte sacra. Le sue vetrate impreziosiscono ancora oggi oltre un centinaio di chiese distribuite tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Attraverso la trasparenza del vetro e l’intensità del colore, Costa trasformò la luce naturale in un linguaggio spirituale, capace di accompagnare la preghiera e di valorizzare gli spazi liturgici con straordinaria sensibilità artistica. Parallelamente lavorò anche per committenze private e istituzionali, realizzando opere decorative destinate a ville, palazzi e residenze di prestigio, sia in Italia sia all’estero. La qualità del suo lavoro gli procurò la stima di autorevoli personalità del tempo. Tra queste il generale Pietro Badoglio, che visitò l’Esposizione permanente di Alessandria e commissionò alcune opere destinate alle proprie residenze. Altrettanto significativo fu il rapporto con l’imprenditore Teresio Borsalino, simbolo dell’industria italiana, con il quale instaurò un legame di reciproca stima che andò ben oltre la semplice collaborazione professionale. Entrambi condividevano la convinzione che il prestigio del Made in Italy passasse attraverso l’eccellenza del lavoro artigianale e della ricerca estetica. Anche il mondo ecclesiastico riconobbe il valore della sua produzione. Nel 1927 una sua vetrata fu accolta in Vaticano, ricevendo l’apprezzamento di Papa Pio XI. Nel corso della sua carriera venne insignito della Croce Pro Ecclesia et Pontifice e dell’Ordine di San Silvestro, successivamente elevato al grado di Commendatore durante il pontificato di Papa Pio XII. A questi si aggiunsero importanti riconoscimenti civili, tra cui la Medaglia della Camera di Commercio, conferita quale attestazione del suo contributo all’arte e all’artigianato italiano. Oggi le sue opere costituiscono un patrimonio di grande valore storico e artistico. Diverse sono censite nel Catalogo Generale dei Beni Culturali Italiani, mentre molte altre continuano a svolgere la funzione per cui furono concepite, illuminando chiese, edifici storici e dimore private. Ogni vetrata rappresenta una testimonianza concreta della capacità italiana di coniugare arte, tecnica e cultura in un’unica espressione creativa. Negli ultimi anni è stata avanzata la proposta di dedicargli una via o una piazza ad Alessandria, città alla quale ha legato gran parte della propria esistenza e della propria attività artistica. Sarebbe un riconoscimento meritato per un uomo che ha contribuito a scrivere una pagina importante dell’arte decorativa italiana del Novecento. A quasi settant’anni dalla sua scomparsa, Luigi Costa continua a parlare attraverso le sue opere. Ogni raggio di sole che attraversa una sua vetrata restituisce la stessa emozione immaginata dall’artista oltre un secolo fa, dimostrando come la vera arte non conosca il trascorrere del tempo.












