Castelforte, Pd: Contro l’indifferenza, per la Rinascita

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“Caro Goffredo, grazie. Ti siamo grati per aver rinnovato, ancora una volta, la tua presenza qui a Castelforte. La tua è un’amicizia e una vicinanza preziosa: un legame fecondo che si rinsalda e si consolida nel tempo. Tutta la comunità di Castelforte, il Partito Democratico e i cittadini convenuti stasera ti accolgono con profonda e immutata stima.

​Desidero rivolgere un caloroso saluto e il nostro ringraziamento a tutti gli illustri ospiti, amici e compagni che compongono il tavolo della presidenza, i quali fanno ritorno a Castelforte a due anni esatti dalla presentazione del tuo ultimo libro, “Attraversamenti”. Un caloroso benvenuto, quindi, a Mario Ciarla, Capogruppo del PD presso il Consiglio Regionale del Lazio; a Sara Battisti, Consigliera regionale del PD; e a Salvatore La Penna, Consigliere regionale del PD, che in questa terra ha sempre catalizzato un ampio consenso elettorale e un sincero affetto popolare. E, naturalmente, un saluto affettuoso a tutti i presenti, ai militanti e agli amministratori di Castelforte e dei comprensori limitrofi che hanno voluto condividere con noi questa serata, a cominciare dal nostro capogruppo in Provincia, Luca Magliozzi, e ai Consiglieri Comunali di Fondi e Formia, Salvatore Venditti e Imma Arnone, unitamente ai sindaci e ai rappresentanti istituzionali del territorio che nobilitano questo consesso con la loro presenza. Cosi come tengo a ringraziare tutti i rappresentanti politici del Campo Largo, accorsi numerosi… grazie, pertanto, ai Socialisti, ai Cinque Stelle, ai rappresentanti dei Verdi e a tutti i convenuti, sperando di non dimenticare nessuno. Un particolare ringraziamento va anche al dirigente scolastico Amato Polidoro e a tutti i suoi collaboratori per la loro presenza.

​Noi tutti, caro Goffredo, siamo pienamente consapevoli del valore storico e della portata ideale di “Rinascita”. È per noi motivo di profondo orgoglio presentare stasera a Castelforte questa testata: non una semplice rivista legata alla memoria della sinistra, bensì un faro d’orientamento imprescindibile per chiunque intenda la politica nella sua accezione piùica e autentica. Tu, Goffredo, che ti definisci “comunista e democratico italiano”, custodisci ed evochi meglio di chiunque altro la densità culturale di questo sodalizio: un filo rosso, una linea di continuità ideale che muove dal pensiero profondo di Antonio Gramsci, attraversa l’elaborazione di Palmiro Togliatti, passa per l’intransigenza intellettuale di Gian Carlo Paietta e giunge oggi a te, che ne assumi la Direzione. Si tratta di un retaggio imponente e oneroso che tuttavia, ne sono certo, non ti intimorisce. Al contrario, il tuo percorso umano, di politico intellettuale e di scrittore, attesta come tu non abbia mai abdicato alle sfide complesse che le incessanti metamorfosi della società contemporanea ci impongono.

​A decorrere dal novembre del 2025, hai inteso ridare linfa a questo progetto, rilevando lo storico marchio e traghettandolo nella modernità attraverso la veste di testata digitale, oltre che cartacea. Questo passaggio configura, oggi come alle origini, un autentico fulcro di rinnovamento ed elaborazione in ogni ambito della nostra attività intellettuale, culturale e programmatica. Sotto il tuo magistero, “Rinascita” saprà declinare una linea chiaramente progressista, custodendo però — com’è nella cifra della tua intera biografia — l’attitudine al pluralismo, all’ascolto e al confronto dialettico con le diverse sensibilità politiche e culturali del nostro tempo. Come dici sempre tu: “Anche nel nemico c’è un pezzo di verità”.

​Dinanzi a questo scenario, sorge spontaneo un interrogativo: quali sfide attendono l’azione politica nel tempo presente? Quale statuto e quale valore conserva oggi la politica? Possiede ancora la forza propulsiva per orientare e governare i processi sociali? E le giovani generazioni, sempre più attratte da facili promesse, soprattutto nelle nostre zone, possono ancora ravvisare spazi fecondi di formazione e di emancipazione all’interno dell’attuale agone politico? Il rischio più grande per i nostri giovani, oggi, è quello di scivolare in quel torpore che Antonio Gramsci definiva l’indifferenza: quel disincanto generato da una politica che troppo spesso appare loro distante, autoreferenziale, incapace di intercettare le loro speranze e i loro bisogni. Quando i giovani smettono di credere nella partecipazione, l’indifferenza diventa il peso morto che blocca ogni cambiamento. La nostra generazione, va detto, ha beneficiato di una congiuntura più fortunata: abbiamo appreso la militanza guardando a figure del calibro di Enrico Berlinguer, di Aldo Moro, di Pietro Ingrao e di molti altri. Autentici giganti del pensiero e delle istituzioni che sapevano parlare alle nuove generazioni, dei quali preserviamo la memoria e cerchiamo, pur con i nostri limiti, di mutuare l’esempio per sconfiggere, oggi, proprio quel pericolo di rassegnazione.

​Castelforte è una realtà territoriale — ed è doveroso riconoscerlo con realismo — in cui le forze di centrodestra godono di un radicamento profondo. Proprio alla luce di questo contesto, gli importanti riscontri che il Partito Democratico consegue in questa sede in ogni tornata elettorale rappresentano per noi un titolo di vanto ancor più significativo. Non si tratta di una sterile autoreferenzialità, bensì della rivendicazione di un merito collettivo: è l’esito di un’azione politica capillare, incisiva, sovente faticosa e gravosa, ma condotta con assoluta abnegazione sul territorio. La nostra declinazione dei valori di inclusione e di prossimità ai ceti meno abbienti, coniugata a una visione progressista capace di interpretare le complessità di un mondo lambito dai conflitti e da derive oligarchiche, dimostra che è possibile conseguire traguardi rilevanti anche laddove il terreno della contesa si presenta più aspro. E noi, qui a Castelforte, ne offriamo una testimonianza tangibile.

​Prima di cedere la parola ai relatori, tuttavia, desidero consegnarti un’ultima riflessione, un interrogativo che scaturisce dall’esperienza diretta della militanza territoriale e che so essere centrale nel tuo orizzonte speculativo. Ci interroghiamo, oggi, sulle origini profonde di questa pervasiva ondata sovranista. Quali dinamiche alimentano questa diffusa pulsione all’arroccamento, all’edificazione di barriere e alla reiezione dell’altro? Assistiamo con viva preoccupazione a un fenomeno pernicioso: i cittadini sembrano assecondare con maggior prontezza i richiami demagogici che parlano alla pancia e non alla razionalità… formule che, pur di capitalizzare il consenso immediato, strumentalizzano la paura, evocando suggestioni e moduli propagandistici che richiamano sinistramente il crepuscolo della Repubblica di Weimar.

​Ed è proprio qui che si inserisce una riflessione che mi sta particolarmente a cuore, una stortura dei nostri tempi che non possiamo far finta di non vedere. Mi chiedo: perché in Germania la parola “Nazismo” è qualcosa di cui i tedeschi si vergognano profondamente… è un’onta per tutti loro, una macchia oscura della storia di quella nazione… mentre in Italia la parola “Fascismo”, ultimamente, non solo non evoca una pagina nera della nostra storia, ma dietro a quella parola si fa addirittura carriera? La storia, quella che oggi si vuole così facilmente cancellare, purtroppo ha già mostrato tragicamente l’esito di questa deriva.

​Ecco, Goffredo, ti affido questo quesito: in quale modo la buona politica, e uno strumento di elaborazione culturale come “Rinascita”, possono oggi scardinare questa narrazione della paura, risvegliare le coscienze dall’indifferenza e restituire una prospettiva di speranza e di riscatto alle persone? Noi — e questa è una promessa, un impegno che prendiamo stasera davanti a tutti voi come PD di Castelforte, e io in prima persona — continueremo a lavorare con grande pazienza. Perché, come dici tu citando Moro: “Nella costruzione di un processo unitario, quando gli altri zoppicano, tu devi lavorare per due”. E così faremo.” Lo comunica Cardillo Giancarlo, Capogruppo PD CASTELFORTE