Se mi chiedessero qual è il primo ricordo dell’Istituto elementare E. De Amicis, non penserei alla scuola calcio Polisportiva Formia -eppure fu il luogo dove per un anno giocai a calcio, come portiere – ma a mio padre, che quella scuola frequentò da alunno negli anni Cinquanta. Stando a quello che raccontava Giuseppe, i maestri erano parecchio severi. Lui ebbe nella prima e seconda elementare la maestra D’Onorio De Meo, poi in terza il maestro Ricca -importante personaggio di Maranola-, che lo bocciò per cattiva condotta. Infine, nella quarta e quinta, il maestro Nocella, rigidissimo. Negli ultimi due anni, tra i suoi compagni di classe, Gianfranco Orlandi -fratello di Pino, chiamato Pinuccio-, dei famosi Grandi Magazzini Orlandi.

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Si sa, i ricordi spesso sono come i castelli di sabbia. I bambini li costruiscono, poi viene l’acqua e, un cerchio dopo l’altro, i castelli finiscono per ridiventare solo sabbia bagnata. Si chiamavano davvero così i maestri di mio padre? Probabilmente sì, ma lasciamo sempre un minimo di dubbio che ci sta bene in ogni storia.

Anche mio fratello Daniele fece le elementari alla scuola E. De Amicis.

Riguardo a me, il portiere più scarso della storia del football, ricordo che con la Polisportiva Formia, fondata proprio da un bidello della scuola, giocai alcune partite. In realtà, almeno in quell’anno, eravamo due a difendere la porta della squadra giallo-verde (i colori sociali della Polisportiva) e ci allenavamo proprio dentro la palestra della scuola. Ricordo la pavimentazione in gomma, nera come una lavagna. Era l’unica squadra di Formia ad allenarsi in una palestra, a differenza delle altre (Pro Calcio, Pro Formia) che possedevano un loro campo più o meno regolare. Perdemmo in casa del Pro Formia 11 a 1 e l’unico nostro gol fu segnato su rigore da un certo Marco Papa, se la memoria non mi tradisce! Sul campo di Don Bosco, fummo sconfitti con un sonoro 6 a 2 (ecco, almeno un lieve miglioramento) contro una squadra di cui non rammento in alcun modo il nome. Per l’occasione il match fu arbitrato da mio padre, a cui non risparmiai parole stizzose.

Una volta però, sempre nella mitica palestra, feci una parata formidabile, volando quasi da un palo all’altro e bloccando un tiro insidioso. Franchino, l’allenatore e padre padrone della Polisportiva, non credette ai suoi occhi e mi strinse la mano. Forse quel giorno avevo visto più volte in tv Shingo Tamai e Kamioka Go, il leggendario portiere che parava con la benda agli occhi.

Poi lasciai la scuola calcio e spero che la Polisportiva abbia avuto un futuro migliore e soprattutto un portiere più bravo.

Abbiamo regalato ai cari lettori un fumetto tratto da un celebre racconto del De Amicis, Naufragio.

La storia di un ragazzo che dona la sua vita, lasciando l’ultimo posto della scialuppa di salvataggio all’amica Giulietta.

Ideazione e soggetto Pierluigi Larotonda

Disegni Niccolò Storai