Comunicato sullo stato dell’arte degli impianti di acquacoltura nel Golfo di Gaeta a firma di Erasmo Pimpinella (membro della Segreteria regionale Partito Democratico e responsabile Economia del mare e Politiche comunitarie) e Luca Magliozzi (Capogruppo PD – Provincia di Latina). Di seguito il comunicato: Acquacoltura e mancata delocalizzazione: le richieste del PD. Ad un anno dall’approvazione della Carta Vocazionale dell’Acquacoltura da parte della Regione Lazio, nell’area del Golfo di Gaeta insistono ancora gli impianti di pescicoltura e mitilicoltura. La Giunta Zingaretti, grazie al lavoro svolto dal consigliere regionale Salvatore La Penna e dall’assessore Enrica Onorati, ha adottato uno strumento in grado di mappare le aree idonee e precluse all’acquacoltura dotando i comuni di un quadro regolatorio chiaro per il rilascio delle concessioni demaniali in mare. L’approvazione di questo strumento, arrivato dopo anni di studi e di confronti sul territorio e con gli stakeholders, ha rappresentato un risultato atteso da tempo che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare finalmente piena attuazione all’Area Sensibile del Golfo di Gaeta garantendo la successiva delocalizzazione degli impianti off-shore. La realtà, però, appare ben diversa: ad oggi gli allevamenti di mitili e di pesci, oltre a occupare uno spazio largamente superiore allo specchio d’acqua concesso, operano in mancanza di regolare autorizzazione. Le concessioni, scadute il 31 Dicembre 2020, la sospensiva del TAR e i dubbi degli uffici competenti delle amministrazioni locali hanno lasciato nel limbo burocratico decine di operatori del settore. Infatti, se da una parte il comune di Formia ne ha intimato lo sgombero, di tutt’altra natura è stato l’intervento del Comune di Gaeta che ha chiesto in un primo momento una proroga salvo poi tornare sui suoi passi dichiarando di applicare la Carta vocazionale solamente all’eventuale rilascio di nuove concessioni. La mancanza di chiarezza nell’applicazione sembra mettere da parte la riqualificazione del Golfo. È necessario salvaguardare lo stato di salute del mare e tutelare l’interesse economico degli operatori coinvolti, garantendo posti di lavoro e indotto. Non si comprende poi come, successivamente all’appello congiunto degli assessori regionali Elena Palazzo e Giancarlo Righini, i comuni coinvolti e la Regione Lazio ancora non abbiano trovato un punto di incontro per lavorare insieme allo spostamento degli impianti nelle aree idonee nonostante la comune espressione politica delle amministrazioni coinvolte. A fronte di ciò ci saremmo aspettati un’azione politica più incisiva, un’opera di moral suasion nei confronti del Comune di Gaeta volta a correggere e rivedere tali scelte, nell’interesse comune di dare piena attuazione alla “Carta”. Istituire un ulteriore tavolo regionale, invitare le parti coinvolte è un film ripetitivo e già visto, dilata i tempi e rinvia nel tempo la soluzione. La Carta Vocazionale è uno strumento importante, che offre una attenta pianificazione dello spazio marittimo. La Blue Economy rappresenta un notevole peso nel più generale quadro economico provinciale, se si vuole compiere una svolta significativa bisogna far coesistere nel Golfo le diverse filiere: pesca, balneazione, sport velici, rotte commerciali e turistiche.