Lazio primo per smart working: più ore produttive e in meeting, è la regione più “anti-ufficio”

Sondaggio: il 60,9% dei lavoratori laziali rende meglio da remoto, ma la regione guida per pressione da monitoraggio. Seconda per tempo risparmiato grazie all'AI

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“Nel Lazio lo smart working sembra produrre molto, ma richiede anche molto. La regione è tra le più favorevoli al lavoro da remoto, ma è anche quella dove la giornata appare più densa di produttività, meeting e pressione. Secondo la nuova ricerca di iGaming.com, basata su un sondaggio Censuswide tra lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto, il 60,9% dei lavoratori laziali dichiara di lavorare meglio da remoto rispetto all’ufficio. Il dato è tra i più alti delle regioni italiane analizzate, dietro Puglia (62,9%), Piemonte (61,2%) e Veneto (61,0%). Solo il 5,8% dice di lavorare peggio da remoto.

Il Lazio è però soprattutto la regione della giornata più intensa. I lavoratori dichiarano in media 9,95 ore online, secondo dato più alto dopo il Veneto (10,12), ma soprattutto 6,21 ore di lavoro produttivo e 3,64 ore in meeting o videochiamate: entrambi sono i valori più alti tra le regioni analizzate. Il lavoro da remoto nel Lazio non appare quindi come una forma più leggera di lavoro, ma come una modalità ad alta densità operativa.

L’AI contribuisce a questa intensità. Gli strumenti come ChatGPT, Copilot e altre soluzioni di automazione fanno risparmiare in media 80,6 minuti al giorno, secondo valore più alto dopo la Puglia (85,2). Inoltre, solo l’8,3% dei lavoratori laziali dichiara di non usare AI per lavoro: è la quota più bassa tra le regioni analizzate.Il tempo risparmiato viene usato soprattutto per produrre ancora: il 49,3% lo reinveste in altro lavoro, seconda quota più alta dopo la Lombardia (54,3%). Il 36,6% lo dedica a formazione o sviluppo professionale e il 33,6% a pause o riposo.

Anche nel Lazio emerge con forza il presenteismo digitale. Il 51,3% dei lavoratori dichiara di lavorare di più quando sta male da quando lavora da remoto, mentreil 40,4% prende meno giorni ufficiali di malattia rispetto al lavoro in ufficio. Quando non si sta bene, il 21,8% lavora alla scrivania mantenendo produttività normale, il 20,5% lavora a ritmo ridotto e il 16,0% inizia a lavorare per poi decidere se prendere malattia.

Il monitoraggio aziendale è un altro elemento centrale. Il 45,5% dei lavoratori laziali dice che il proprio datore di lavoro monitora il lavoro da remoto, in linea con Piemonte (45,9%) e Puglia (44,3%) e sotto Sicilia (50,8%) e Campania (47,2%). Tra chi è monitorato, i metodi più citati sono check-in o status meeting (40,8%), project/task tracking (38,0%) e monitoraggio di email o comunicazioni (38,0%). Il Lazio è primo per pressione percepita dal monitoraggio: il 35,3% dei lavoratori si sente sotto pressione, più di Campania (31,5%), Puglia (30,0%) e Lombardia (28,6%). È anche primo per disagio legato al monitoraggio, con il 27,6% che si sente a disagio.

La carriera è un’altra area critica. Il 37,8% dei lavoratori laziali ritiene che il remoto abbia danneggiato promozioni o visibilità professionale, secondo dato più alto dopo la Puglia (40,0%). Sul futuro del lavoro, il Lazio è primo per timore legato a un ritorno obbligatorio in ufficio e alla possibilità di lasciare il lavoro: 42,9%, davanti a Puglia ed Emilia-Romagna, entrambe al 40,0%. Se il rientro full-time venisse imposto, il Lazio è anche la regione più negoziale: il 41,7% proverebbe a trattare per mantenere flessibilitàprimo dato tra le regioni analizzate. Guardando a dieci anni, il 46,8% immagina uffici trasformati in hub opzionali, ma il 22,4% prevede un ritorno alle norme pre-2020, il valore più alto tra le regioni analizzabili.” Lo comunica Paolo Sirio | Digital PR Manager – Italy