Gli undici anni della colonia confinaria a Ponza, il racconto

L'impegno del Centro Studi e Documentazione Isole Ponziane per la riscoperta di questa pagina storica

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A settant’anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene resta intatto il contributo di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni alla costruzione della tela costituzionale europea e nazionale. Una costruzione che trasuda di idee e riflessioni politiche che sono la conseguenza naturale degli anni della guerra mondiale, nonchè del confino forzato a cui gli oppositori al regime fascista sono stati costretti. Ben noto è, quindi, il contributo delle Isole di Ventotene e Santo Stefano alla elaborazione politica post conflitto bellico. Meno conosciuto, invece, è l’esperienza di cui è stata, invece, protagonista l’altra isola pontina, quella di Ponza. In campo, per la ricostruzione degli undici anni della colonia confinaria a Ponza, c’è il Centro Studi e Documentazione Isole Ponziane che con il lavoro “La colonia confinaria di Ponza, 1928-1939” ha messo per iscritto anni di ricerca a più mani. A presentare il testo, e quindi ad accompagnarci nella ricostruzione di quegli anni, è Rosanna Conte, storica ponzese, intervistata a margine del webinar “Percorsi di resistenza al nazifascismo in provincia di Latina” organizzato dall’Anpi della provincia pontina. Come spiega: “Sono trascorsi ottanta anni dalla chiusura della colonia confinaria di Ponza, e gli undici anni in cui i ponzesi hanno convissuto con militi e confinati non affiorano alla consapevolezza della comunità isolana come un periodo particolare.  Vi sono singole persone che lo ricordano conservandone il senso di un’esperienza specifica, ma oggi molto diffuso è il rifiuto per ciò che si è allontanato nel tempo perché troppo diverso dal contesto contemporaneo e, principalmente, perché i fili di collegamento con quel periodo si sono corrosi. Del resto non c’è nessuna rielaborazione di quegli 11 anni, e l’assenza di giudizio spinge qualsiasi esperienza nel dimenticatoio”. “I ponzesi, che inizialmente erano indifferenti al confino, per una serie di fatti che sono accaduti dal 1928 sull’isola, reagiscono alla milizia fascista. Le botte ai confinati, l’aggressione a Maria Ciarravano, l’assassinio di un dodicenne che non aveva portato dell’uva al milite, generano un sentimento diverso. E interpreti di questa reazione sono principalmente le donne che scelgono di stare dalla parte dei confinati”. È questa una sconfitta per il regime che con il confino voleva, non solo limitare la libertà, ma anche umiliare. E, invece, confinati e residenti si confrontano e incontrano. “Pensiamo al caso di Maria Vitiello che si innamora del comandate “Marzo” e diventa protagonista della lotta partigiana”. Figlia di un farmacista ponzese che aveva affittato il retrobottega a degli antifascisti, Maria Vitiello sposerà con rito civile il 30 maggio 1931 Giovanni Battista Canepa del quale condividerà la lotta al regime fascista. Ma l’esperienza della colonia confinaria non resta scolpita nella memoria collettiva. Eppure a Ponza transitano personaggi noti e importanti delle successive lotte partigiane.“Perchè – ricostruisce Rosanna Conte – questo momento storico per l’isola viene assorbito dai ricordi della guerra. Viene fagocitata dall’incidente del Santa Lucia e dei successivi eventi bellici”. Un pezzo di storia che va, quindi, rispolverato.  Bene, quindi, l’impegno del Centro Studi e Documentazione Isole Ponziane per la riscoperta di questa importante pagina di testimonianza per il nostro territorio e per l’Italia tutta.