Social network vietati ai minori di quindici anni e stop ai telefoni cellulari nelle scuole superiori

La scelta della Francia apre una riflessione che riguarda il futuro dell'educazione in Europa

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Social network vietati ai minori di quindici anni e stop ai telefoni cellulari nelle scuole superiori – “Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con grande
attenzione il provvedimento approvato dal Parlamento francese che introduce il divieto di accesso ai
social network per i minori di quindici anni e dispone l’estensione del divieto di utilizzo dei telefoni
cellulari anche nelle scuole secondarie di secondo grado. Pur dovendo ancora completare il previsto
iter di verifica sotto il profilo della legittimità costituzionale e della compatibilità con il diritto
dell’Unione europea, l’iniziativa rappresenta un passaggio di particolare rilievo nel dibattito
internazionale sulla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nell’ambiente digitale.
La scelta compiuta dalla Francia non può essere letta esclusivamente come una misura limitativa
dell’accesso alle tecnologie. Essa richiama una questione ben più ampia, che coinvolge il ruolo delle
istituzioni democratiche di fronte alle profonde trasformazioni generate dagli ecosistemi digitali.
Per la prima volta uno Stato europeo sceglie di affrontare in maniera organica il rapporto tra minori,
piattaforme social e responsabilità pubblica, riconoscendo che la crescita delle nuove generazioni
non può essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato digitale né affidata unicamente
alla vigilanza delle famiglie.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza afferma il diritto dei
minori all’informazione, alla partecipazione e alla libera espressione del pensiero, ma stabilisce con
altrettanta chiarezza che in ogni decisione riguardante bambini e adolescenti debba prevalere il
principio del superiore interesse del minore. Anche la più recente normativa europea attribuisce alle
piattaforme digitali una responsabilità crescente nella prevenzione dei rischi connessi all’utilizzo dei
servizi online da parte dei giovani utenti, richiamando il dovere di garantire ambienti digitali più
sicuri, trasparenti e rispettosi della dignità della persona.


È proprio questo il punto sul quale il CNDDU ritiene necessario concentrare la riflessione pubblica.
Il tema non consiste nello scegliere tra libertà e divieto, né nel contrapporre un approccio
permissivo a uno restrittivo. La vera questione educativa riguarda la qualità degli ambienti nei quali
bambini e adolescenti costruiscono oggi la propria identità, apprendono, instaurano relazioni sociali
e sviluppano il proprio senso civico. I social network non rappresentano più soltanto strumenti di
comunicazione: essi sono divenuti contesti nei quali si formano opinioni, modelli culturali,
linguaggi e comportamenti. Per tale ragione la loro regolazione non può essere considerata estranea
al tema dei diritti umani e della cittadinanza democratica.
Le più autorevoli ricerche pedagogiche, psicologiche e sociologiche evidenziano come l’ambiente
digitale influenzi in misura crescente i processi di attenzione, la qualità delle relazioni, la
costruzione dell’identità personale e la capacità di elaborare un pensiero autonomo. Non si tratta di
demonizzare la tecnologia, che costituisce una risorsa straordinaria per l’apprendimento, l’inclusione
e la partecipazione, ma di riconoscere che ogni innovazione porta con sé una responsabilità
educativa. La neutralità tecnologica è un’illusione: gli strumenti digitali incorporano modelli
culturali, modalità comunicative e logiche economiche che incidono concretamente sulla
formazione della persona.
In questa prospettiva assume particolare significato anche la decisione di estendere alle scuole
superiori il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari durante l’attività didattica. La scuola è il luogo
nel quale la Repubblica realizza il compito costituzionale di promuovere il pieno sviluppo della
persona, di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale e di formare cittadini
consapevoli. Essa deve pertanto poter garantire condizioni favorevoli alla concentrazione,
all’ascolto, al confronto, alla riflessione critica e alla costruzione di relazioni educative autentiche.
Limitare l’uso dei dispositivi personali durante le lezioni non significa rifiutare l’innovazione, ma


riaffermare che ogni tecnologia deve essere posta al servizio del progetto educativo e non sostituirsi
ad esso.
Anche il sistema scolastico italiano ha recentemente rafforzato la disciplina relativa all’utilizzo degli
smartphone durante l’attività didattica. Si tratta di un orientamento significativo che il CNDDU
considera positivamente, purché sia accompagnato da una riflessione più ampia sul significato
dell’educazione alla cittadinanza digitale, già prevista dalla legge n. 92 del 2019. L’accelerazione
impressa dall’intelligenza artificiale generativa, dall’evoluzione delle piattaforme social e dai nuovi
sistemi di raccomandazione algoritmica impone infatti un aggiornamento dei contenuti educativi,
affinché la scuola continui a fornire agli studenti gli strumenti culturali necessari per comprendere
criticamente il mondo nel quale vivono.
Per tali ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che il
Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, promuova un confronto nazionale
che coinvolga il mondo della scuola, le università, i pedagogisti, gli studiosi delle neuroscienze, gli
psicologi dell’età evolutiva, i giuristi, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Garante per
la protezione dei dati personali, AGCOM e le associazioni delle famiglie, al fine di aggiornare e
rafforzare i percorsi di educazione alla cittadinanza digitale alla luce delle trasformazioni
intervenute negli ultimi anni. La rapidità con cui evolve l’ambiente digitale richiede infatti un
impegno condiviso delle istituzioni affinché la scuola continui a rappresentare il principale presidio
educativo della democrazia.


L’esperienza francese non deve essere assunta come un modello da recepire automaticamente né
come una soluzione definitiva. Essa rappresenta piuttosto un’occasione preziosa per avviare anche
nel nostro Paese un confronto serio, fondato su evidenze scientifiche, equilibrio giuridico e
responsabilità pedagogica. Ogni intervento dovrà saper coniugare la tutela dei diritti fondamentali,
la libertà educativa, l’innovazione tecnologica e il superiore interesse dei minori, evitando tanto gli
allarmismi quanto le sottovalutazioni.
La questione aperta dalla Francia riguarda certamente l’accesso dei minori ai social network, ma,
prima ancora, chiama in causa il significato stesso dell’educazione nel XXI secolo. Ogni società
sceglie il proprio futuro attraverso il modo in cui decide di educare le nuove generazioni. Se la
formazione della coscienza, dell’immaginazione, del senso critico e della partecipazione
democratica viene progressivamente affidata ad ambienti governati da logiche algoritmiche e
interessi economici, il rischio non è soltanto educativo: è culturale, civile e, in ultima analisi,
democratico. La scuola resta l’istituzione alla quale la Costituzione affida il compito di formare
persone libere, capaci di pensiero autonomo e di responsabilità verso la comunità. Per questo
motivo l’educazione digitale non può limitarsi all’acquisizione di competenze tecniche, ma deve
diventare educazione alla libertà, al discernimento e all’esercizio consapevole dei diritti umani. La
vera innovazione non consiste nel moltiplicare le tecnologie, ma nel formare cittadini capaci di
governarle senza rinunciare alla propria autonomia di giudizio, affinché il progresso digitale
rimanga uno strumento di emancipazione della persona e non diventi il criterio attraverso cui altri
ne orientano silenziosamente pensieri, comportamenti e aspirazioni.” Lo comunica il Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU