Il clima mondiale si prepara a una nuova fase di forte instabilità. El Niño, il fenomeno naturale legato al riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, è ormai pienamente sviluppato e, secondo l’ultima analisi dell’Organizzazione meteorologica mondiale, è destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi.

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L’avvertimento diffuso dalle Nazioni Unite arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema climatico globale. La previsione è che El Niño possa raggiungere una intensità molto elevata verso la fine del 2026, con effetti destinati a protrarsi anche nel 2027. Secondo la WMO, esiste una probabilità vicina al 100 per cento che il fenomeno persista almeno fino a febbraio del prossimo anno.

El Niño non colpisce nello stesso modo tutte le regioni del pianeta. La sua influenza sull’atmosfera può modificare profondamente la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature, aumentando in alcune aree il rischio di siccità e incendi e, in altre, quello di piogge intense e alluvioni. A questo si aggiunge il possibile incremento delle ondate di calore, sia sulla terraferma sia negli oceani.

È proprio la combinazione tra un fenomeno naturale particolarmente intenso e un pianeta già surriscaldato a preoccupare maggiormente gli scienziati. El Niño, infatti, non è responsabile del cambiamento climatico, ma può temporaneamente accentuare il riscaldamento globale e contribuire alla formazione di nuovi record di temperatura.

La soglia degli 1,5 gradi

Sullo sfondo resta la questione più importante: quanto continuerà a crescere la temperatura media della Terra? Le Nazioni Unite hanno più volte avvertito che il limite di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali è ormai sempre più vicino al superamento su scala pluridecennale. L’Emissions Gap Report 2025 dell’UNEP ha evidenziato che, con le politiche attualmente adottate, il mondo si dirige verso un riscaldamento molto superiore alla soglia fissata dall’Accordo di Parigi.

Il rapporto stima che l’aumento medio delle temperature globali supererà i 1,5 gradi almeno temporaneamente e che, senza una drastica accelerazione nella riduzione delle emissioni di gas serra, il superamento della soglia diventerà molto probabile nel corso del prossimo decennio. La distinzione è importante. Un singolo anno sopra 1,5 gradi non significa che l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sia stato definitivamente cancellato. La soglia di Parigi riguarda infatti il riscaldamento medio di lungo periodo. Tuttavia, il ripetuto superamento della soglia su base annuale rappresenta un segnale sempre più evidente della direzione nella quale sta andando il sistema climatico.

Le previsioni della WMO indicano inoltre che il periodo 2026-2030 potrebbe continuare a essere caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate. L’Organizzazione meteorologica mondiale stima una probabilità del 91 per cento che almeno uno degli anni compresi nel quinquennio superi temporaneamente gli 1,5 gradi rispetto alla media del periodo 1850-1900.

Non si tratta quindi soltanto di un problema legato al futuro. Il cambiamento è già in corso e si manifesta attraverso una crescente frequenza di eventi meteorologici estremi.

Il caldo diventa anche un problema sanitario

In questo scenario entra in gioco anche l’Organizzazione mondiale della sanità. L’OMS non è l’ente che stabilisce le previsioni sull’aumento della temperatura globale, ma da anni sottolinea le conseguenze del cambiamento climatico sulla salute umana.

Il caldo estremo rappresenta una delle manifestazioni più immediate del problema. Periodi prolungati di temperature elevate possono aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, favorire disidratazione e colpi di calore e aumentare il rischio di morte prematura, soprattutto tra anziani, bambini, persone fragili e soggetti che lavorano all’aperto.

Secondo l’OMS, il cambiamento climatico rappresenta una minaccia fondamentale per la salute e, tra il 2030 e il 2050, potrebbe provocare circa 250 mila morti aggiuntive ogni anno per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore.

L’attenzione dell’Organizzazione mondiale della sanità è dunque rivolta soprattutto alle conseguenze che un pianeta più caldo avrà sulle popolazioni. Un aumento delle temperature significa infatti anche maggiore pressione sulle risorse idriche, sull’agricoltura e sui sistemi sanitari.

Un equilibrio sempre più fragile

Il nuovo allarme su El Niño arriva quindi in un contesto nel quale il riscaldamento globale ha già modificato le condizioni di partenza. Gli oceani sono più caldi, le temperature medie sono cresciute e gli eventi estremi stanno diventando una delle principali manifestazioni della crisi climatica.

L’intensificazione di El Niño potrebbe contribuire a rendere ancora più caldo il prossimo periodo, ma non bisogna confondere causa ed effetto: il fenomeno è una componente naturale del sistema climatico. È l’aumento delle concentrazioni di gas serra dovuto principalmente alle attività umane ad aver innalzato in modo duraturo la temperatura di fondo del pianeta.

Ed è proprio questo il punto sul quale insistono le organizzazioni internazionali. Anche se un fenomeno naturale come El Niño è destinato prima o poi a esaurirsi, il riscaldamento provocato dalle emissioni rimane.

La partita climatica, dunque, non si gioca soltanto sulla prossima estate o sul prossimo record di temperatura. Si gioca sulla capacità dei governi di ridurre le emissioni, accelerare la transizione energetica e, contemporaneamente, preparare città e popolazioni a condizioni meteorologiche sempre più difficili.

Il messaggio che arriva dalle Nazioni Unite è difficile da ignorare: il pianeta sta entrando in una fase nella quale gli estremi climatici possono diventare sempre più frequenti e costosi. El Niño può accentuare temporaneamente il problema, ma la causa strutturale rimane il riscaldamento globale.

La soglia degli 1,5 gradi, un tempo considerata un limite ancora lontano, è ormai diventata una realtà sempre più vicina. Evitare che il suo superamento diventi permanente richiederà nei prossimi anni decisioni molto più rapide e incisive di quelle adottate finora.

Fonti

Organizzazione meteorologica mondiale (WMO/OMM) – aggiornamento del 3 settembre 2026 sull’intensificazione di El Niño e sui rischi climatici associati.

United Nations Environment Programme (UNEP)Emissions Gap Report 2025, sulle prospettive del riscaldamento globale e sul rischio di superamento della soglia di 1,5 °C.

Organizzazione mondiale della sanità (OMS/WHO) – documentazione su cambiamento climatico, caldo estremo e conseguenze sulla salute.

Accordo di Parigi – riferimento internazionale per l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.