Torna lo spettro del nucleare in Italia. “Entro l’estate la legge delega”: Meloni rilancia il nucleare in Italia

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Torna lo spettro del nucleare in Italia. “Entro l’estate la legge delega”: Meloni rilancia il nucleare in Italia – Il nucleare torna al centro del dibattito politico italiano. E questa volta con parole nette, dirette, pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni davanti al Senato. Il governo, ha spiegato la premier, vuole riportare l’Italia tra i Paesi capaci di produrre energia nucleare, avviando entro pochi mesi un percorso legislativo destinato a riaprire una pagina chiusa da decenni. Un tema che in Italia ha sempre avuto il peso delle grandi questioni identitarie. Il nucleare non è soltanto una scelta energetica: è memoria collettiva, paura, referendum, divisione politica. Per anni è rimasto un argomento quasi impronunciabile, archiviato dopo le consultazioni popolari che avevano sancito l’uscita definitiva del Paese dall’atomo. Oggi però il quadro internazionale è cambiato e il governo prova a riportarlo dentro il dibattito pubblico con un linguaggio nuovo: sicurezza energetica, indipendenza strategica, transizione ecologica.

Meloni ha scelto di parlare di “nucleare di nuova generazione”, evitando accuratamente immagini e riferimenti alle vecchie centrali del passato. L’obiettivo dell’esecutivo è presentare questa tecnologia come uno strumento moderno, più sicuro e integrato nel percorso verso la decarbonizzazione. Nel lessico della maggioranza compaiono sempre più spesso espressioni come piccoli reattori modulari, innovazione tecnologica e autonomia energetica europea. Dietro questa accelerazione c’è soprattutto la questione dei costi dell’energia. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno mostrato quanto l’Italia dipenda ancora dalle importazioni di gas e dalle oscillazioni dei mercati esteri. Per il governo, diversificare le fonti significa rafforzare la competitività industriale e ridurre la vulnerabilità del sistema energetico nazionale.

Ma il ritorno del nucleare resta un terreno altamente divisivo. Le opposizioni accusano l’esecutivo di rilanciare una soluzione costosa e dai tempi incompatibili con le emergenze energetiche immediate. Gli ambientalisti parlano di una scelta anacronistica, sostenendo che le risorse dovrebbero essere concentrate sulle energie rinnovabili e sulle infrastrutture di accumulo. C’è poi il nodo politico più delicato: il rapporto con i referendum popolari che avevano segnato la fine del nucleare italiano. Anche se non esiste un divieto permanente, il tema conserva un forte valore simbolico. Per molti cittadini, il nucleare resta associato ai grandi incidenti del passato e alle difficoltà mai risolte legate allo smaltimento delle scorie radioattive.

Il governo, però, sembra deciso a cambiare il paradigma. L’idea è quella di costruire gradualmente consenso attorno a una tecnologia presentata come diversa rispetto a quella bocciata negli anni Ottanta e Duemila. Non una corsa immediata alla costruzione di centrali, ma l’avvio di un percorso normativo e industriale che potrebbe ridefinire il futuro energetico italiano. Resta da capire se il Paese sia davvero pronto a riaprire una questione che sembrava definitivamente chiusa. Perché il nucleare, in Italia, non è mai soltanto energia: è una scelta politica, culturale e persino emotiva. E le parole di Meloni dimostrano che quella discussione è appena ricominciata.