L’Italia attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia e, di conseguenza, anche la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che da 2000 anni fonde la sua storia con quella del popolo che vive nella penisola. Nemmeno nei momenti più bui si è assistito alla celebrazione eucaristica privata dei presbiteri, ai quali il popolo di Dio può unirsi soltanto spiritualmente. Certamente la CEI – Conferenza Episcopale Italiana ha scritto il suo documento a tal proposito con indicibile sofferenza, ma si è resa conto che ognuno deve fare la sua parte e contribuire a fermare un’epidemia alla quale non siamo pronti per mancanza di posti letto, di personale medico e di opportuno vaccino.

Ci attendono mesi di sofferenza fino al momento da tutti agognato in cui potremo metterci in fila per essere vaccinati. Ogni vita umana è sacra ma, nel contempo, un cattolico praticante si rende conto che gli viene sottratta la celebrazione eucaristica in piena quaresima. Non ci si può sposare (altro danno per un sistema economico in crisi) e i funerali soltanto al cimitero (condizioni atmosferiche permettendo) ora dobbiamo fare tutti come quell’anziano parrocchiano di Don Camillo che nella bassa padana di Giovannino Guareschi decise di non morire sino a quando non sarebbe tornato il suo parroco. Bene dobbiamo resistere: non moriremo sino al 3 aprile e anche oltre se il provvedimento sarà prorogato. Battesimi, Prime Comunioni, Cresime e Matrimoni saranno la percossa della Chiesa che ha visto in venti secoli persecuzioni e sofferenze, ma ne è uscita sempre più forte. Il pensiero va alla Chiesa delle catacombe, ora i cristiani si riuniranno clandestinamente?

La Chiesa fa il suo dovere, con l’augurio che un domani gli italiani laici della sinistra più estrema non dimentichino facilmente che i cattolici hanno dato tutto per ostacolare la diffusione del corona virus, loro sarebbero stati capaci di farlo rinunziando a qualcuna delle loro rivendicazioni? Ancora una volta abbiamo offerto come cristiani un segno di coerenza, nessuno deve temere che ne usciremo più deboli, poiché la storia ci dà ragione, noi oggi abbiamo diffuso il vaccino della coerenza, del coraggio e della speranza. I cattolici della diocesi di Gaeta vivranno con maggiore forza il messaggio quaresimale. Alla fine del tunnel vi è la Pasqua della Resurrezione.

Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI
La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese. Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”.
Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore quest’oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.
L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica.
IL MESSAGGIO DEL VESCOVO
Carissimi, come tutti sapete è prevalsa l’interpretazione più restrittiva del decreto del
Consiglio dei Ministri a proposito delle celebrazioni liturgiche. A seguito di questa interpretazione:
1. Sino a venerdì 3 aprile 2020 le chiese parrocchiali e non parrocchiali dell’Arcidiocesi
di Gaeta rimarranno come di consueto aperte per la preghiera personale, a condizione che si rispettino le misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone;
2. Non si potranno celebrare le messe con presenza di fedeli fino al 3 aprile 2020;
3. Non si potranno celebrare funerali se non in forma privata e specificatamente con la
benedizione al cimitero;
4. I matrimoni non potranno essere celebrati.
Questo non è tempo di polemiche, ma di collaborazione con chi ha la responsabilità per
la salute pubblica, ma nessuno può negare il rammarico e il dolore che questa decisione
provoca. Nell’omelia di questa mattina, senza immaginare questi sviluppi, mi veniva di citare il brano del Vangelo in cui Gesù parla del digiuno eucaristico come segno di assenza
dello Sposo; ma anche come desiderio di presenza. È questo il desiderio che coltiveremo in
questo tempo, mai come quest’anno la Pasqua giungerà al termine di un cammino quaresimale fatto di digiuno, sacrificio e di preghiera. La comunione all’Eucaristia nel giorno di
Pasqua sarà veramente una festa.
Noi sacerdoti continueremo a celebrare per tutti, ognuno saprà che nella sua chiesa e
nella sua parrocchia si celebra l’Eucarestia come sempre e, possibilmente, all’ora di sempre, annunciata dalle campane come sempre.
Tutti potranno unirsi con un tempo di raccoglimento e di silenzio, fare la comunione
spirituale, leggere la Parola di Dio e invitare soprattutto i ragazzi che sono nelle case a portare il loro contributo di preghiera per la salute delle persone più fragili e perché questa
emergenza finisca.
Con grande affetto vi saluto.