Docenti più poveri del 10% in cinque anni, lo rileva l’Indeed Hiring Lab: proposto un Piano nazionale per il caro vita dei fuorisede

0
67

Docenti più poveri del 10% in cinque anni, lo rileva l’Indeed Hiring Lab: proposto un Piano nazionale per il caro vita dei fuorisede – “Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con urgenza
l’attenzione delle istituzioni su una criticità strutturale che, alla luce delle più recenti evidenze
economiche e contrattuali, assume rilievo non solo economico ma propriamente giuridico-
costituzionale: la persistente erosione dei salari reali nel comparto dell’istruzione e, più in generale,
nel lavoro pubblico.
Secondo l’analisi elaborata dall’Indeed Hiring Lab, dipartimento di ricerca economica della
piattaforma Indeed, il potere d’acquisto dei salari pubblicati negli annunci di lavoro in Italia ha
subito una contrazione dell’11,1% tra gennaio 2021 e gennaio 2026. L’indice cumulativo dei salari
reali, ricalibrato a 100 nel gennaio 2021, si attesta a 89,9, configurando una delle performance
peggiori tra le principali economie dell’area euro. Nello stesso studio si evidenzia come Paesi Bassi,
Germania, Irlanda e Francia si collochino su livelli prossimi alla piena compensazione inflattiva,
mentre l’Italia resta significativamente distante, a conferma di un divario strutturale.


La medesima analisi evidenzia inoltre che, nei dodici mesi fino a gennaio 2026, la crescita dei salari
pubblicati negli annunci si è attestata allo 0,3%, a fronte di un’inflazione pari all’1,0%,
determinando un ulteriore ampliamento del differenziale negativo. Tale dinamica conferma che,
nonostante una domanda di lavoro sostenuta e superiore ai livelli pre-pandemici, l’incremento
retributivo non riesce a tenere il passo con l’aumento del costo della vita, anche a causa di fattori
strutturali quali il ritardo nei rinnovi contrattuali.
L’analisi della dinamica contrattuale nel comparto istruzione conferma tale criticità. I dati ufficiali
dell’ARAN evidenziano che il CCNL 2022–2024 ha previsto incrementi medi pari a circa 144 euro
mensili per il personale docente, accompagnati da arretrati una tantum; il precedente rinnovo
2019–2021 si attestava su incrementi medi di circa 120 euro, mentre le prospettive per il triennio
2025–2027 indicano ulteriori aumenti nell’ordine dei 140 euro mensili. Tuttavia, tali incrementi,
pur formalmente rilevanti, risultano in termini reali incapaci di compensare integralmente la perdita
di potere d’acquisto accumulata, anche in ragione dei ritardi nei rinnovi contrattuali e dell’assenza
di meccanismi automatici di indicizzazione.


Tale dinamica incide direttamente sul principio sancito dall’articolo 36 della Costituzione,
compromettendo l’effettività del diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente. La questione
assume un rilievo ancora più marcato nel comparto scolastico, in cui la funzione pubblica del
personale docente si intreccia con condizioni materiali sempre più gravose.
In particolare, la condizione dei docenti fuorisede evidenzia una distorsione sostanziale del
principio di uguaglianza. A parità di trattamento retributivo nominale, il diverso costo della vita nei
territori determina una diseguaglianza reale. I dati dell’Eurostat mostrano che in Europa una quota
significativa del reddito disponibile delle famiglie è destinata alla spesa per l’abitazione, con
incidenze più elevate nelle aree urbane. Parallelamente, le rilevazioni dell’ISTAT evidenziano forti
divari territoriali nella spesa media mensile delle famiglie, confermando che il costo della vita varia
in modo significativo tra le diverse aree del Paese.
Il personale scolastico fuorisede si trova pertanto a sostenere un doppio carico economico —
abitativo e logistico — che riduce in modo sostanziale il reddito disponibile, alterando il sinallagma
tra prestazione lavorativa e retribuzione.
Ulteriore elemento di criticità sistemica è rappresentato dal divario retributivo rispetto ad altri
lavoratori qualificati. Le analisi dell’OCSE evidenziano che in Italia le retribuzioni degli insegnanti
risultano significativamente inferiori rispetto a quelle dei lavoratori laureati a tempo pieno e che i
salari reali hanno registrato, nell’ultimo decennio, una dinamica negativa in controtendenza rispetto
alla media dei Paesi avanzati. Ciò conferma la natura strutturale del problema.


Alla luce di tali evidenze, il CNDDU ritiene non più sufficiente un approccio fondato su incrementi
lineari della retribuzione tabellare e propone l’adozione di un Modello nazionale di perequazione
territoriale per il lavoro docente, quale strumento innovativo di riequilibrio economico e giuridico.
Tale modello si fonda sull’istituzione di una indennità territoriale dinamica, strutturale e non
occasionale, parametrata a indicatori oggettivi e aggiornabili — tra cui costo medio delle locazioni,
inflazione territoriale, spese di mobilità e distanza dalla residenza — al fine di ristabilire l’effettività
del principio di adeguatezza retributiva. Accanto a tale misura, si rende necessario avviare un
programma nazionale di housing pubblico e convenzionato destinato prioritariamente al personale
scolastico impiegato nelle aree ad alta tensione abitativa, attraverso accordi tra amministrazioni
centrali e territoriali.
Il modello proposto si completa mediante l’introduzione di strumenti fiscali dedicati, tra cui un
credito d’imposta per le spese effettivamente sostenute per locazione e mobilità professionale,
riconosciuto indipendentemente dal trasferimento formale della residenza.


Alla luce di quanto esposto, il CNDDU rivolge un formale appello al Ministro dell’Istruzione e del
Merito, Giuseppe Valditara, affinché si promuova un intervento normativo organico e strutturale.
In assenza di una riforma incisiva, il rischio è quello di una progressiva perdita di attrattività della
professione docente e di un conseguente indebolimento del sistema educativo nazionale. La
questione salariale deve pertanto essere affrontata quale questione di diritti fondamentali, in quanto
condizione imprescindibile per garantire dignità del lavoro, effettività del diritto all’istruzione e
tenuta democratica del Paese.” Lo comunica iil prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU.