Di seguito la nota stampa della CGIL FP, Mauro MASSIMI e della UIL FP, Virgilio TISBA :”Il porto commerciale di Gaeta, snodo infrastrutturale strategico per l’economia del Sud Pontino e fondamentale porta d’accesso logistica sul Mar Tirreno, si sta trasformando in un teatro ad alto rischio per la salute e l’incolumità dei dipendenti in forza all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I coordinatori regionali di FP CGIL e UIL FP Dogane e Monopoli Lazio, Mauro Massimi e Virgilio Tisba, lanciano un duro e accorato allarme istituzionale: il personale in servizio presso l’Ufficio delle Dogane (UADM) Lazio 4 – Sezione Operativa Territoriale di Gaeta, la cui competenza territoriale si estende capillarmente fino alla provincia di Frosinone, è esposto quotidianamente a massicce dosi di polveri sottili e particolato aerodisperso. Tutto questo avviene nell’assoluta assenza di adeguate e preventive misure di protezione sia collettiva che individuale da parte dell’Amministrazione.
La drammatica quotidianità: turni da 8 ore immersi nei veleni – La Sezione Doganale di Gaeta presidia costantemente lo scalo commerciale, dove attraccano e transitano con frequenza giornaliera navi adibite al trasporto di merci alla rinfusa. Tra i materiali movimentati spicca il carbon coke, un combustibile solido e poroso derivato dal carbone, ampiamente utilizzato nelle acciaierie e nell’industria pesante. Questo materiale viene regolarmente scaricato dalle stive, stoccato e movimentato all’interno di piazzali scoperti a cielo aperto.
Durante queste delicate e impattanti operazioni di carico, scarico e movimentazione interna, si sollevano inevitabilmente nubi dense e stratificate di polveri sottili (frazioni granulometriche PM10 e PM2.5) e particolato carbonioso specifico, che rimangono sospese nell’aria a lungo, sferzate dai venti marittimi.
In questo scenario, i funzionari e gli assistenti doganali sono obbligati per dovere d’ufficio a svolgere le proprie mansioni operative all’aperto: verifiche merceologiche, controlli documentali a terra, ispezioni fisiche a bordo delle navi, presidi fissi ai varchi stradali e controlli tecnici sui mezzi pesanti in transito. Per l’intera durata del turno lavorativo – che varia dalle 6 alle 8 ore consecutive – i dipendenti respirano costantemente queste emissioni nocive, senza alcuna reale possibilità di allontanarsi o di trovare riparo in ambienti salubri. A complicare drammaticamente il quadro interviene una cronica e strutturale carenza di organico che affligge gli uffici: l’impossibilità di attuare un piano di rotazione del personale costringe, di fatto, gli stessi identici lavoratori a subire un’esposizione cumulativa, sistematica e ininterrotta giorno dopo giorno.
Il grande punto interrogativo sul DVR e l’assenza di monitoraggi scientifici -L’aspetto normativo e ispettivo aggrava ulteriormente la posizione dell’Amministrazione. Dalle prime verifiche sulla documentazione aziendale emergerebbero lacune di estrema gravità. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) in dote all’Ufficio UADM Lazio 4 di Gaeta non sembrerebbe dettagliare, né mappare in modo specifico e scientifico, il rischio chimico e l’esposizione ad agenti fisici e mutageni legati al carbon coke e alle polveri sottili, calpestando i precetti vincolanti stabiliti dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro).
I sindacati sollevano un dubbio radicale: non vi è alcuna certezza scientifica o documentale che tale valutazione dei rischi sia stata effettivamente elaborata, inserita e validata.
A questa totale incertezza documentale si somma l’assenza assoluta di dati di monitoraggio ambientale e di campionamenti certificati sulla qualità dell’aria nei piazzali operativi, sulle banchine d’ormeggio e all’interno degli stessi uffici doganali. Oltre al danno, si consuma la beffa dei dispositivi di protezione: i lavoratori si trovano a operare privi di DPI idonei al rischio specifico. Le mascherine chirurgiche o i rari facciali filtranti di classe FFP1 occasionalmente distribuiti risultano totalmente inutili e inadatti a bloccare la penetrazione delle micro-polveri PM2.5 e del particolato fine derivante dal carbone, esponendo le vie respiratorie a danni potenzialmente irreversibili.
“Siamo di fronte a un rischio concreto, severo e misurabile per l’apparato respiratorio, per il sistema cardiovascolare e per la salute generale e a lungo termine dei nostri colleghi – denunciano con fermezza i coordinatori regionali Mauro Massimi e Virgilio Tisba –. Il datore di lavoro, in virtù degli obblighi indelegabili sanciti dagli articoli 17 e 18 del D.Lgs. 81/2008, ha il dovere tassativo di valutare preventivamente tutti i rischi esistenti nell’ambiente lavorativo e di adottare repentine misure di mitigazione. Nel porto di Gaeta non abbiamo alcuna certezza che questo obbligo sia stato assolto. È intollerabile e profondamente ingiusto che lo Stato chieda ai propri funzionari di garantire la legalità, il contrasto ai traffici illeciti e la sicurezza delle frontiere portuali, pretendendo in cambio come tributo la loro stessa salute”.
Un territorio già fragile: il Sud Pontino non può più aspettare
La problematica legata ai picchi di inquinamento da polveri sottili nel comprensorio del Sud Pontino rappresenta da oltre un decennio una ferita aperta, costantemente al centro delle battaglie e delle denunce di istituzioni locali, comitati cittadini e associazioni ambientaliste. Obbligare dei servitori dello Stato a stazionare stabilmente per 8 ore al giorno sulle banchine portuali, nel cuore pulsante di questa criticità ambientale, senza alcuna tutela mirata e senza una trasparente e certificata mappatura dei rischi reali, costituisce una condotta amministrativa negligente e irresponsabile che non può più essere tollerata.
La piattaforma di rivendicazione della FP CGIL e della UIL FP Dogane Lazio
Per interrompere immediatamente questa spirale di rischio, le due organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative hanno formalizzato una piattaforma di richieste perentorie, esigendo risposte immediate e senza concedere ulteriori dilazioni temporali:
- Attivazione immediata e ispezione SPSAL: Si richiede l’intervento urgente del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) dell’ASL di Latina per la pianificazione di un sopralluogo ispettivo e tecnico straordinario presso le aree del porto commerciale di Gaeta, volto ad appurare ufficialmente le reali condizioni igienico-sanitarie e l’indice di esposizione professionale del personale delle Dogane.
- Monitoraggio ambientale e campionamento SISP: Si richiede il coinvolgimento formale del Servizio Igiene e Sanità Pubblica (SISP) dell’ASL di Latina per l’installazione immediata di centraline di monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone operative di UADM Lazio 4 Gaeta. Il monitoraggio dovrà rilevare analiticamente i livelli di PM10, PM2.5, polveri totali e i marcatori chimici specifici legati alla movimentazione del carbon coke.
- Verifica e aggiornamento straordinario del DVR: Si esige una verifica trasparente del Documento di Valutazione dei Rischi e il suo immediato aggiornamento sulla scorta dei rilievi scientifici emersi. Questo processo dovrà vedere la partecipazione attiva e obbligatoria del Medico Competente aziendale e del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), integrando una sezione dedicata esclusivamente al rischio chimico-ambientale da polveri di carbone.
- Fornitura massiva di DPI di massima protezione: Si ordina la distribuzione immediata e continuativa a tutto il personale operante in banchina e all’aperto di Dispositivi di Protezione Individuale idonei alle polveri fini, nello specifico facciali filtranti certificati FFP2 e FFP3 ad alta efficienza, occhiali protettivi a mascherina sigillati e ogni altro presidio indicato dall’autorità sanitaria.
- Protocollo di Sorveglianza Sanitaria Rafforzata: Predisposizione immediata, d’intesa con il Medico Competente, di un protocollo di sorveglianza sanitaria mirato e periodico per tutti i lavoratori esposti, comprensivo di esami diagnostici mirati a monitorare la funzionalità cardio-respiratoria.
- Piano straordinario di potenziamento dell’Organico: Sollecita assegnazione di contingenti di personale aggiuntivo presso la sede di Gaeta per consentire l’articolazione di turnazioni a rotazione, riducendo drasticamente il tempo complessivo di esposizione individuale agli agenti inquinanti durante le operazioni commerciali.
Lo stato di agitazione e le prossime azioni legali
“Gaeta rappresenta una realtà portuale in forte espansione, un hub commerciale strategico per il PIL dell’intera Regione Lazio. Ma lo sviluppo economico non può e non deve in nessun modo essere edificato sulla pelle e sul futuro dei lavoratori – concludono duramente i rappresentanti sindacali Mauro Massimi e Virgilio Tisba –. Chiediamo al Direttore dell’Ufficio delle Dogane Lazio 4 di esercitare i propri poteri e di attivarsi ad horas. La nostra formale richiesta d’intervento e diffida è già stata trasmessa . Da questo momento in poi la pazienza è esaurita: pretendiamo fatti concreti, non promesse burocratiche”.
FP CGIL e UIL FP annunciano formalmente che, qualora non pervenissero riscontri tangibili , procederanno senza esitazione al deposito di esposti formali e dettagliati presso l’Azienda Sanitaria Locale, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e la competente Procura della Repubblica, configurando le ipotesi di violazione delle normative penali e civili a tutela della salute nei luoghi di lavoro. Parallelamente, verranno indette le assemblee straordinarie del personale.
“Il nostro obiettivo non è bloccare le attività commerciali dello scalo o danneggiare l’indotto del porto. La nostra è una battaglia di civiltà: vogliamo semplicemente lavorare in sicurezza. La tutela della vita è un diritto costituzionale, non un privilegio da contrattare””














