Dai serpenti di Ibiza al Mediterraneo che cambia: esistono davvero serpenti marini nelle nostre acque?

Le immagini dei serpenti che nuotano nelle acque cristalline di Ibiza hanno fatto il giro del mondo, alimentando paure e interrogativi. Ma cosa c'è di vero? E soprattutto: il Mediterraneo sta davvero diventando un mare popolato da serpenti marini?

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Immagine di repertorio

Le fotografie e i video comparsi negli ultimi anni lungo le coste di Ibiza mostrano rettili lunghi oltre un metro che attraversano tratti di mare aperto con sorprendente agilità. Le immagini hanno rapidamente alimentato un racconto sensazionalistico: quello di un’invasione di “serpenti marini” nel cuore del Mediterraneo. La realtà, tuttavia, è più complessa e scientificamente interessante.

I protagonisti degli avvistamenti non sono infatti veri serpenti marini, bensì esemplari di colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis), una specie terrestre originaria della Penisola Iberica e del Nord Africa, introdotta accidentalmente alle Baleari nei primi anni Duemila attraverso il commercio di ulivi ornamentali. Oggi questi rettili sono diventati una delle principali minacce alla biodiversità dell’arcipelago, in particolare per la lucertola delle Pitiuse (Podarcis pityusensis), specie endemica di Ibiza e Formentera. I serpenti hanno sviluppato la capacità di percorrere a nuoto diversi chilometri, colonizzando isolotti che fino a pochi anni fa rappresentavano rifugi sicuri per la fauna locale.

Il falso allarme dei “serpenti marini”

La vicenda di Ibiza ha però riportato alla ribalta una domanda che periodicamente riaffiora tra biologi e opinione pubblica: esistono serpenti marini nel Mediterraneo? La risposta, almeno per ora, è sostanzialmente negativa. Le circa settanta specie di veri serpenti marini oggi conosciute vivono prevalentemente nelle acque tropicali dell’Oceano Indiano e del Pacifico. Sono animali altamente adattati alla vita in mare, dotati di coda appiattita a forma di pagaia, ghiandole per l’espulsione del sale e, in molti casi, di un veleno estremamente potente.

Nessuna di queste specie possiede popolazioni stabili nel Mediterraneo. Ciò non significa che il rischio sia completamente assente. Negli ultimi decenni il Canale di Suez ha trasformato il Mediterraneo orientale in uno dei più grandi laboratori mondiali delle invasioni biologiche. Centinaia di specie provenienti dal Mar Rosso hanno colonizzato il bacino orientale, modificando profondamente gli ecosistemi marini.

Il corridoio del Canale di Suez

L’apertura del Canale di Suez nel 1869 ha creato un collegamento diretto tra due ecosistemi che per milioni di anni erano rimasti separati. Oggi gli scienziati parlano di “migrazione lessepsiana”, dal nome dell’ingegnere Ferdinand de Lesseps, per descrivere il continuo passaggio di organismi dal Mar Rosso al Mediterraneo. Pesci coniglio, pesci palla tropicali, meduse esotiche e, più recentemente, il pesce leone stanno progressivamente espandendo il loro areale verso ovest. Il fenomeno è favorito dall’aumento delle temperature marine legato al cambiamento climatico, che rende le acque mediterranee sempre più ospitali per specie tropicali.

In questo contesto, alcuni ricercatori non escludono che in futuro possano verificarsi avvistamenti occasionali di veri serpenti marini provenienti dal Mar Rosso. Finora, tuttavia, non esistono evidenze di popolazioni stabilmente insediate nel Mediterraneo.

Un mare sempre più tropicale

La questione dei serpenti marini è quindi, in parte, il simbolo di una trasformazione più ampia. Negli ultimi decenni il Mediterraneo si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale. Le specie tropicali trovano condizioni favorevoli sempre più a nord e sempre più a ovest. Alcuni organismi, un tempo confinati alle coste di Israele, Libano o Cipro, sono stati osservati successivamente in Grecia, nel Mar Ionio e persino in alcune aree del Mediterraneo centrale.

Per gli ecologi, il vero tema non è quindi la paura di incontrare un serpente durante una nuotata estiva, ma comprendere come il cambiamento climatico e la globalizzazione stiano ridisegnando la geografia biologica del mare che bagna tre continenti.

Tra realtà e immaginario

L’immagine del serpente marino occupa da secoli un posto speciale nell’immaginario mediterraneo. Dai mostri delle carte nautiche medievali fino ai racconti dei marinai, il mare è sempre stato associato a creature misteriose e spesso minacciose. Oggi la scienza offre una prospettiva diversa. I serpenti che nuotano a Ibiza non sono mostri né predatori pericolosi per l’uomo. Rappresentano piuttosto il segnale visibile di un ecosistema sotto pressione, dove specie introdotte accidentalmente e cambiamenti climatici stanno alterando equilibri costruiti in migliaia di anni.

Per ora, dunque, il Mediterraneo resta privo di veri serpenti marini residenti. Ma la storia recente insegna che questo mare, crocevia tra Africa, Asia ed Europa, è in continua trasformazione. E ciò che oggi appare impossibile potrebbe diventare, domani, una nuova realtà biologica.