Subbuteo. Inglese di nascita, italiano di successo

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Chiunque sia nato prima del 1980, tra i maschietti, con ogni probabilità ha giocato almeno una volta a Subbuteo. Ricordo che ci giocai per la prima volta verso la fine degli anni Ottanta. Lo comprai assieme a due o tre amici e chissà che fine ha fatto quel telo di cotone con le squadre e il pallone! L’ideatore del Subbuteo fu un inglese, Peter Adolph, e siamo nel 1946. Non si trattò di una vera e propria invenzione: Peter prese spunto, migliorandolo, dal gioco Newfooty, un archetipo del Subbuteo creato nel 1929 da William Lane Keeling, un signore di Liverpool. Spingere con un dito i giocatori di calcio su un panno: questo era il Newfooty. Adolph, non soddisfatto, studiò una versione più avvincente e più veloce. Sostituì così le pesanti basi di piombo dei giocatori con materiali più leggeri. Nell’agosto del 1946 piazzò un annuncio su un giornale per ragazzi e ricevette migliaia di ordini. Nel marzo del 1947, dopo aver depositato il nome all’ufficio brevetti — «Subbuteo», dal nome scientifico del falco Falco subbuteo (Peter Adolph era un appassionato di ornitologia) — vennero spedite le prime copie. La palla era scura e le sagome dei giocatori di cartoncino, rosse e blu.

Fu il genovese Edilio Parodi a rendere davvero internazionale questo gioco. Fu lui il geniale divulgatore del Subbuteo in Italia. Nel 1971 aveva scovato su un catalogo per corrispondenza inglese il gioco e lo aveva lanciato nel nostro Paese. Visto il grande successo ottenuto, contribuì a diffonderlo in tutto il mondo. Parodi spiegò ai produttori come commercializzarlo al meglio e il risultato fu che il Subbuteo divenne un fenomeno globale. L’azienda di famiglia dei Parodi era già avvezza a importare giochi stranieri di successo, come il Meccano (1916) e i celebri modellini Dinky Toys (1934). Edilio Parodi lanciò addirittura una versione tutta genovese del Subbuteo, chiamata Zuego, con maglie ispirate ai colori storici e una pista di atletica intorno al campo di calcio. Una ficata!

Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila il Subbuteo ha attraversato un periodo difficile, schiacciato dalla concorrenza dei videogiochi calcistici e dalla scarsa presenza nei negozi. Tuttavia, negli ultimi dieci-quindici anni si è assistito a una bella riscoperta, alimentata da collezionisti, club, tornei locali e comunità online. Ora bisognerà vedere se le nuove generazioni, i Millennials, avranno voglia di trascorrere qualche sera davanti al mitico panno verde… oppure no!