Il Lazio meridionale diventa destinazione per le auto usate che fuggono dai divieti del Nord

Dal primo ottobre 2025 i diesel Euro 5 non possono più circolare nei comuni sopra i 30000 abitanti di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30 in Lombardia e dalle 8:30 alle 18:30 nelle altre tre regioni. Sono oltre un milione i veicoli interessati solo considerando le auto private, a cui si aggiungono 340000 veicoli commerciali che affronteranno lo stesso destino nel 2026 e 2027. E quando un milione di auto smette di avere un mercato in una zona del paese, quel mercato si sposta altrove. A Formia, Gaeta, lungo la via Appia fino a Cassino, i piazzali dei rivenditori si riempiono di targhe MI, BG, BS, VR che sei mesi fa non c'erano.

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Funziona così. Un rivenditore di Milano o Bergamo ritira in permuta un diesel Euro 5 da un cliente che passa a un Euro 6 o a un’ibrida, e si ritrova con un veicolo che può piazzare solo a chi vive fuori dalle aree bloccate, oppure a chi si iscrive al Move-In accettando di fare massimo 1000, 3000, 8000 km l’anno a seconda della classe ambientale e del tipo di veicolo. Il bacino di acquirenti si restringe, il prezzo scende, e la scelta diventa tra svendere subito o caricare tutto su un bisarca e mandarlo dove i blocchi non ci sono. Da Latina in giù i diesel Euro 5 girano senza problemi, niente fasce orarie, niente scatole nere.

I numeri del PRA lo confermano. Nel 2025 il mercato dell’usato diesel è crollato in 94 province italiane, con 16 territori che hanno registrato cali superiori al 10%. Ma in 13 province, tutte nel Sud Italia e sette delle quali in Sicilia, la domanda è invece aumentata. Chi compra in Ciociaria o sul litorale pontino oggi trova diesel a prezzi che un anno fa non esistevano, ma il risparmio ha un rovescio. Quel diesel Euro 5 con targa lombarda che ora sta nel piazzale di un rivenditore di Fondi ha una storia, e non è detto che il rivenditore di Fondi la conosca tutta, o che voglia raccontarla. Potrebbe essere stata schilometrata prima della vendita al concessionario milanese che l’ha poi girata a un collega laziale. Potrebbe avere danni da incidente riparati male, che non compaiono in nessun registro accessibile al pubblico italiano. Potrebbe semplicemente aver fatto i suoi 200000 km su autostrade lombarde e trovarsi sul punto di cedere meccanicamente.

Controllare un’auto che ha appena cambiato regione richiede più passaggi del solito. Il Portale dell’Automobilista permette di controllare gratuitamente lo storico delle revisioni dal 2018 in poi, il che significa che per un diesel Euro 5 immatricolato tra il 2009 e il 2015 si hanno al massimo tre o quattro punti di riferimento chilometrici. Otto euro e ottantatré centesimi per la visura PRA sul sito dell’ACI, e sai quanti proprietari ha avuto l’auto, se ci sono fermi o ipoteche, ma dei danni e dei chilometri veri non trovi niente. Per quello servono database esterni, tipo carvertical.com/it, che incrociano fonti italiane e straniere e possono mostrare se quell’auto ha fatto un passaggio in Germania o in Slovenia prima di arrivare a Brescia e poi a Formia.

Poi c’è il prezzo, che dice molto. Un diesel Euro 5 del 2014 con 150000 km che costa 3000 euro sotto la media di mercato, perché costa così poco? Forse il proprietario bergamasco voleva liberarsene prima di ottobre e ha accettato qualsiasi offerta, e quel margine basso è arrivato fino al compratore finale passando per due o tre intermediari. Forse quei 150000 km erano 220000 km tre settimane fa, prima che qualcuno decidesse di far sembrare l’auto più giovane scalando 70000 km dal contachilometri, che è più o meno la media italiana quando succede.

I rivenditori seri della zona, quelli che stanno a Gaeta o Minturno da vent’anni e campano di reputazione, fanno le loro verifiche prima di comprare stock dal Nord. Altri no. Comprano a pacchetti, dieci auto alla volta, senza guardare troppo dentro, tanto l’acquirente di Terracina che cerca un diesel economico non farà controlli. Il libretto service è la prima cosa da chiedere, le fatture dei tagliandi hanno i chilometri scritti sopra e permettono di ricostruire qualcosa. Ma il libretto service può sparire, il venditore dice che non ce l’ha, e non significa per forza che sta nascondendo qualcosa. O forse sì.

Il Move-In ha creato una cosa strana. Chi in Lombardia usa l’auto poco, 5000 o 6000 km l’anno, può tenersi il diesel Euro 5 tranquillamente, installa la scatola nera e non ci pensa più. Ma chi fa 15000 o 20000 km, pendolari, rappresentanti, gente che lavora spostandosi, quelli devono vendere. E sono proprio quelle auto, le auto che hanno macinato chilometri, che finiscono sui camion diretti al Sud. Auto con usura vera, frizioni che cedono, turbine che fischiano, iniettori da sostituire. Se il contachilometri dice 140000 e l’auto ne ha fatti 210000, quei problemi arrivano molto prima di quanto l’acquirente si aspetti.

Le multe per chi sgarra vanno da 168 a 679 euro, patente sospesa se recidivi. Per un milanese che decide di tenere il diesel e rischiare qualche passaggio, i conti possono tornare. Per chi compra un diesel Euro 5 a Sezze o a Pontecorvo senza fare controlli, i conti sono altri. Risparmi duemila euro sull’acquisto, poi scopri che il motore ha bisogno di tremila euro di lavori perché in realtà ha fatto il doppio dei chilometri dichiarati. L’età media delle auto che passano di mano in Italia è 8,8 anni, e sale ogni anno. Il mercato dell’usato vecchio cresce, e con esso cresce lo spazio per chi vuole vendere problemi a gente che non fa domande.