Radionuclidi come il Cesio-137 e Cobalto-60 nelle acque del Golfo di Gaeta – La nostra testata giornalistica da sempre è attenta alle segnalazioni degli ambientalisti. Il nostro Golfo per le sue dimensioni particolarmente limitate e in assenza di una costa che si affacci su mare aperto si trova a subire nello specchio delle sue acque marine il disagio di uno sfruttamento intensivo ed esasperato. Vogliamo il turismo e lo sviluppo dei servizi balneari ma, nel contempo, vi sono gli impianti di mitilicoltura e di itticoltura con tentativi periodici di espansione delle aree coltivate. Abbiamo pagato un pedaggio spaventoso con la Centrale Nucleare del Garigliano in funzione per un ventennio. Un fiume trasformato, anche per altre ragioni, in una cloaca.

Radionuclidi come il Cesio-137 e Cobalto-60 nelle acque del Golfo di Gaeta – Dal 1980, da quarantadue anni, Italia Nostra è stata ed è nel Golfo la coscienza dell’anima ambientale. Significative anche le battaglie dell’associazione che ha per simbolo il cigno verde. Legambiente Circolo Verde Azzurro Sud Pontino, tramite il suo presidente Eduardo Zonfrillo, comunica: “In questi giorni, documentata dai nostri droni, la presenza di due unità navali probabilmente dedite al trasporto di prodotti petroliferi al pontile ENI di Gaeta. Sembrano la Valgardena e la Songa Diamond. 

Chiederemo agli organi competenti se è opportuno far stazionare, per diversi giorni ed abitualmente, anche in posizione geostazionaria, nel Golfo di Gaeta, grandi unità mercantili – circa 184 metri di lunghezza per 28 di larghezza e poco meno di una decina di metri di pescaggio – che utilizzano per rimanere ferme le colossali eliche di prua e di poppa sempre in funzione invece delle ancore su una zona indicata dal rapporto dell’ENEA come sede di “sedimenti di Cesio -137 e Cobalto-60.

Infatti, secondo uno studio di ENEA del 1983, pubblicato subito dopo la fine della produzione elettrica della Centrale Elettronucleare del Garigliano, nei sedimenti dell’area in esame fu individuata la presenza   di radionuclidi, tra cui Cesio-137 e Cobalto-60. Tali studi non sono stati poi più replicati in tempi più recenti, per cui di fatto ad oggi non c’è nessuna nuova documentazione che smentisca la presenza di queste sostanze e come sia evoluta questa situazione di inquinamento negli ultimi anni”. Come giornale indipendente del territorio continueremo a monitorare l’ecosistema marino che interessa le acque che vanno dal Circeo all’isola di Ischia.